Un viaggio nella letteratura di Tivoli con Marco testi

di Artemisia Filippeschi

Tivoli nella letteratura è una scelta, compiuta da uno storico della letteratura e dei rapporti tra letteratura, territorio e arte, di brani -poetici, narrativi, saggistici, che, hanno contribuito a creare o a conservare nei secoli il mito di una città.

Una città di cui le scelte letterarie presenti in questo libro ricostruiscono anche le origini, e ne cantano le bellezze, in parte perdute, in parte modificate o a volte purtroppo cancellate dalle alluvioni, dall’incuria degli uomini che avrebbero dovuto tutelare quelle bellezze, e dal passaggio del tempo.

Ma Tivoli nella letteratura è soprattutto un lavoro aperto a tutti, su una città ammirata da gran parte dei grandi artisti e scrittori. E quindi non un trattato scientifico e filologico, ma un discorso aperto a giovani e meno giovani, non appesantito da eccessive ridondanze bibliografiche e retoriche, per una nuova, e nello stesso tempo antica, conoscenza di questa città.

Come ogni lavoro del genere è stata necessaria una scelta, quindi una selezione, e nel caso di questo libro la scelta è stata dettata dalla fascinazione sprigionata da alcune pagine, o dal fatto di restituirci aspetti perduti dei luoghi narrati, o perchè il racconto o la poesia scelti erano in grado di rappresentare una tappa di un viaggio insieme, come se per un attimo potessimo metterci a fianco di Goethe o di Ungaretti e ascoltare le loro ammirate, affascinate e seducenti reazioni di fronte allo spettacolo di luoghi e di una città ancora una volta come mito.

L’autore pensava a questo libro da molti anni, fin da quando stava realizzando le grandi mostre su Roesler Franz e sui pittori a Tivoli e stava mettendo le mani su Una città come mito, il primo libro a parlare di Tivoli nella storia dell’arte attraverso i secoli, con delle stupende riproduzioni a colori dei grandi artisti a Tivoli. Libro che ottenne un grande successo, tanto che venne tradotto ed edito in inglese nello stesso anno. Fu da allora che Testi iniziò a lavorare, in principio assieme alla compianta Paola Perini, ad un libro sugli scrittori a Tivoli. Non è un caso quindi che abbia come sottotitolo Una città come mito 2: è il completamento di un progetto comparativistico che va avanti da anni.  

Molti i nomi, che è impossibile citare per intero: Catullo, con la questione se la sua villa fosse nel territorio tiburtino o sabino e se davvero quella villa -che alcuni pongono dove era il monastero di sant’Angelo in Piavola, sulla strada che porta verso il santuario di Quintiliolo, amatissimo dai Tiburtini- fosse di sua proprietà, e poi Orazio con la presenza di un suo possedimento (ipotizzato nelle presenze di una villa romana sotto la chiesa di sant’Antonio, nel territorio presso la Villa Gregoriana). E a proposito della Villa di Manilio Vopisco, non poteva mancare la sua descrizione da parte di Stazio. E poi il Properzio che scrive di un famoso episodio: di notte deve venire a Tibur chiamato dalla sua donna, rischiando di essere vittima dei briganti, episodio che verrà ripreso nel Novecento da Ezra Pound.

Quando si passa a tempi più vicini a noi, tra i tanti, Goethe, affascinato dal panorama tiburtino, e Chateaubriand, che scrive una pagina memorabile  nel santuario di Quintiliolo, ma anche Dickens, alcune pagine di Liszt, e perciò  non solo letteratura; e poi Carducci, D’Annunzio, Ungaretti, Yourcenar e il “suo” imperatore Adriano, il tiburtino Igino Giordani. E moltissimi altri.

Per riassumere, il libro si occupa delle testimonianze degli scrittori di tutti i tempi che hanno ricordato il loro viaggio nella città latina, citandone direttamente i brani o le poesie.

È così che partendo dalla questione della Villa -tiburtina o sabina- di Catullo si passa per le descrizioni della villa di Cinthia da parte di Properzio, riprese addirittura nel Novecento da Ezra Pound, le numerose citazioni di Orazio di Tibur come luogo ideale per vivere in pace e nella bellezza dei luoghi. Attraverso il medioevo in cui non emergono più opere poetiche o narrative, ma storie, documenti, descrizioni, si arriva all’umanesimo e ad un rinascimento in cui ricominciano ad apparire elementi letterari, per poi affrontare le testimonianze del padre del Neoclassicismo, Winckelmann, e quelle stupende di Goethe, e poi i racconti di Madame de Stael o l’affascinante, commossa e commovente Tivoli di Chateaubriand, e l’ omaggio agli alberi della Villa Estense di Liszt, e poi George Sand, e un Carducci sorpreso da cittadini meravigliati a spasso per Tivoli. E ovviamente Rilke, D’Annunzio, Andersen e tanti altri, troppi per elencarli qui.

Senza ovviamente dimenticare la Yourcenar non solo del romanzo adrianeo, ma anche delle sue visite nel nostro territorio. E, tra i tanti che sarebbe troppo lungo citare, il tiburtino per eccellenza Igino Giordani, di cui vengono riportate tutte le descrizioni di una Tivoli perduta presenti in La città murata.

Un cammino affascinante attraverso i millenni, il primo del genere, che tiene conto della profonda conoscenza da parte del suo autore, dei contributi degli artisti descritti e illustrati nei suoi precedenti libri.

Marco Testi, Tivoli nella letteratura. Una Città come Mito 2. Libera Editrice Tiburtina, 2026, 192 pagine, 18 euro. Prefazione di Giorgia Montesano, direttrice Fai di Villa Gregoriana. Con il patrocinio della Libera Università Igino Giordani (LUIG), dell’Amministrazione Comunale di Tivoli, del Lions Club Tivoli Host.

Author: redazione