RAI: vince lo share, cancellati molti programmi culturali

di Ettore Nuara

Nell’era della tecnologia più avanzata, con i telefonini e gli sms che incombono nella nostra vita, con il dialogo tra esseri umani sempre più asfittico mi rivolgo a te, cara direttrice Maria Grazia, nonché poetessa dalla intensa sensibilità, per prendere in considerazione alcuni fatti che governano il comportamento delle persone  e le notizie che riguardano in modo particolare nello specifico il mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento. Comincio col dire che la giovane signora residente nel mio stesso condominio mi rivolge sempre un saluto freddo e distaccato da quando le feci presente che mi era impossibile segnalare (diciamo così) la sua bella figliola ai componenti della Commissione d’esame per effettuare dei provini per l’ingresso alla scuola della Accademia d’Arte Drammatica puntualizzando un fatto ben preciso e cioè che il talento non può avere coloriture politiche, né tanto meno  raccomandazioni di sorta: o c’è talento, o non c’è. Punto. Ho saputo che la signora ha inscritto sua figlia ad una scuola privata (e ve ne sono a bizzeffe) ove la tassa di iscrizione è piuttosto onerosa,. Ma tant’è ? Scusami cara direttrice, per questa digressione che appartiene alla mia sfera personale. Ma veniamo ad altro. Parliamo di televisione. A parte alcune “oasi felici”, la televisione da diversi anni è in caduta libera in quando ad approfondimento e interesse culturale. Vi è una ragione. La TV, specie quella commerciale, è dominata dagli sponsor, ai quali interessa la quantità (gli spettatori) che non la qualità dei programmi e i creatori dei programmi si sono adeguati affidandosi a presentatori e interpreti di grande spessore, ma dotati di efficace comunicazione nel parlare alla “pancia” della gente. Agli sponsor interessa questo andazzo, idem per i  milioni di spettatori che seguono alcune trasmissioni  televisive. Ci si è mai chiesti perché non esiste il gradimento, ma soltanto lo “share”. La risposta è semplice: più gente vede il programma più aumenta il fatturato. Purtroppo per sostenere la concorrenza anche la Radio Televisione Italiana, che dovrebbe essere l’Azienda Culturale Italiana, segue le linee guida della TV commerciale.  Ma se per la tv commerciale tutto ciò ha un senso, indifendibile è tale andazzo per la Tv di Stato, ove la cultura, secondo il giornalista e scrittore Vittorio Emiliani, è completamente sconosciuta. E ancora :” Tranne la benemerita RAI1 – sostiene Emiliani – e TG1 Billy “il vizio di leggere”,  “Sereno Variabile di Osvaldo Bevilacqua di Rai2, Geo e Geo di Rai3, la Rai ha cancellato nell’ultimo ventennio tutte le altre trasmissioni ambientali settimanali nel momento in cui  il tema Ambiente incombe nel mondo: Via dunque Ambiente Italia, via TVTG Montagna, Bellitalia, ridotta a una cosina domenicale, Linea verde, spettacolarizzata con camici ed altro, nel Regno degli Animali estinta da secoli”. Emiliani continua così :” In questi ultimi anni le Rai non ha allevato nessun redattore specialista nella meteria ambientale intorno alla quale nei TG si sentono castronerie a non finire, lasciando isolato Igor Staglianò ora a Rai1 autore di splendide  inchieste, come quella sui Parchi e sull’abusivismo..”. La Rai ha in carica 13mila dipendenti dei quali 1760 giornalisti con un bilancio di  2 miliardi e 340 milioni di euro, di cui il 70 per cento di canone. Ebbene, Vittorio Emiliani arriva a questa conclusione della quale, cara Maria Grazia, sono d’accordo:”perché la RAI non trovi il modo di organizzare dei corsi di formazione giornalistica per la materia più schiettamente culturali come musica, arte, archeologia, architettura, paesaggio?  Possibile che queste materie vengano delegate (quando lo sono) ai canali satellitari con ascolti pari a prefissi telefonici”. Di televisione in questa settimana ho parlato con Leo Gullotta, alla fine del suo spettacolo “Pensaci Giacomini”, ove ha offerto una interpretazione magistrale dell’opera di Luigi Pirandello. Gli facevo osservare a Leo:”Il teatro, la musica Jazz, i concerti di musica classica sono scomparsi dai palinsesti”. Risposta, Caro Ettore non sono commerciabili, e quindi…”.

Per quanto riguarda la nuova Radiotelevisione italiana rimane indelebile la verniciatura politica nella composizione dei vertici (ovvero presidente, amministratore delegato, direttori dei telegiornali e direttori della rete). “Io ti do una cosa a te, tu mi dai una cosa a me”, era solito canticchiare uno strimpellatore napoletano. Alla faccia di chi sperava che le mamme in Rai fossero sganciate dal potere politico. Dopo aver nominato Giuseppe Carboni direttore del TG1 per la sua lunga militanza in Rai, Germano Sangiuliano al TG”, dopo essere stato vice direttore del TG1, e Giuseppina Paterniti, ex corrispondente da Bruxelles al TG3, il CDA ha completato il quadro dirigenziale occupandosi delle reti. A Raiuno è stata collocata Teresa De Santis (per la prima volta una donna) con un passato come cronista del Manifesto, vicina all’area dalemiana, e ora in sintonia con la Lega; a Raidue ecco un ritorno, quello di Carlo Freccero, 71 anni, esperto di televisione e di notevole creatività artistica che assume il ruolo non percependo uno stipendio essendo pensionato; e infine a Raitre la conferma dell’attuale direttore Fabrizio Coletta. Allo sport  Arturo Bulgarelli, ex direttore di Rai Sport, che ha seguito per anni il ciclismo e che  ha superato nelle preferenze Maurizio Losa e Jacopo Volpi. A Rai parlamento si è insediato Antonio preziosi, già direttore di GR1 – Radio 1 e corrispondente da Bruxelles. Ottimi professionisti, non c’è che dire, ma per ottenere le rispettive direzioni hanno dovuto guadagnarsi il consenso di M5 Stelle e della lega, ovvero Di Maio e Matteo Salvini. Ovviamente sono sorte polemiche in merito alla nomina di Carlo Freccero voluto dal Presidente RAI, anche lui contestato dalla consigliera Rita Borioni del PD e dall’amministratore delegato Fabrizio Salini, che ritiene Freccero un autentico innovatore e un grande  creativo. Ma è pensionato, Freccero. da qui la presa di posizione dell’USIGRAI, il sindacato dei giornalisti Rai, che protesta:”Lascia basiti la scelta dio affidare la direzione a un pensionato che al massimo potrà guidarla per un anno. Una scelta incomprensibile, offensiva nei confronti di tutti gli altri dipendenti in servizio”.  Non c’è proprio pace in questo Paese. Si deve sempre polemizzare anche nei confronti di professionisti molto validi. Per molti il destino di pensionato è quello di sedersi su una panchina, magari in un giardino senza piante e fiori.

Cambiamenti anche a Sky. Dopo la nomina di Andrea Zappia a Chief Executive Continentale Europe, cambio di direzione a Skytg24. Dopo 8 annui lascia la direzione Sara Varetto e viene nominata in EVP News Projects Development Continental Europe con il compito di identificare e analizzare le opportunità di sviluppo delle news, nel contesto continentale europeo  in cui Sky opera allo scopo di rafforzare la presenza e l’identità del brand nei vari territori. Dal 1° gennaio 2019 la direzione di Sky TG 24 sarà affidata a Giuseppe De Bellis, già condirettore vicario di Sky Sport. In poco tempo De Bellis ha raggiunto un ruolo importante in seno a Sky, grazie ad una solida esperienza giornalistica ed editoriale. Giuseppe De Bellis, 41 anni, di origini pugliese potrà avvalersi di una solida e efficiente redazione oltre alla presenza di Sara Varetto, attraverso la conduzione di programmi e anche un ruolo di editorialista. Nessuno dei redattori, anche quelli di lungo corso ha commentato la nomina di Giuseppe De Bellis a direttore di Sky Tg24. Bocche cucite. Alcuni saranno rimasti delusi, dopo anni di duro lavoro.

 

 

Author: redazione