Mistiche Ribelli: colonne sonore per viaggi interiori e oltre l’orizzonte

di Rosy Gargiulo

Enten Hitti è un ensemble italiano che da anni si muove ai confini tra musica, spiritualità e ricerca antropologica, costruendo ponti sonori tra tradizioni lontane nel tempo e nello spazio. Il loro ultimo lavoro, Mistiche Ribelli, pubblicato da Lizard Records, è una sorta di geografia emozionale che vibra tra i confini sottili dell’esperienza sonora e mistica. Composto da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape, insieme all’ensemble storico Enten Hitti, questo album non è semplicemente da ascoltare: si attraversa come un paesaggio, si vive come un rituale. È uno di quei lavori che potrebbero trovare la propria ragione d’essere anche – e forse soprattutto – dentro un film, come colonna sonora di una narrazione visionaria, sospesa, carica di simboli e interrogativi. Impossibile non pensare a certi film di Peter Brook, alla spiritualità rarefatta e vibrante del suo Mahabharata, o a quei momenti di silenzio ipnotico nel cinema di Kim Ki-duk, in cui il tempo sembra distendersi in cerchi concentrici come un mantra musicale. Lì, dove il suono non accompagna semplicemente le immagini ma diventa parte integrante della visione, Mistiche Ribelli potrebbe inserirsi con naturalezza, con i suoi tappeti sonori costruiti su scale modali, strumenti etnici e rarefazioni che mescolano Oriente e Occidente, culture sufi e occitane, mantra tibetani e suggestioni cristiane. È un disco che ti prende per mano e ti porta altrove: ascoltarlo è come trovarsi in India senza muoversi da casa, in un ashram di Varanasi o su un treno lento che attraversa il Rajasthan. Ma è anche un lavoro che ti accompagna dentro, verso una zona intima e silenziosa dove la meditazione accade senza sforzo, dove il respiro si fa più lento e la mente smette di affollarsi. I brani, molti dei quali portano nel titolo la parola “mantra”, non seguono lo sviluppo tipico della canzone ma si muovono per cicli, ritorni, sospensioni. È proprio questo andamento circolare a generare un ascolto che cura, che centra, che orienta. Si pensa a un regista come Apichatpong Weerasethakul, capace di evocare dimensioni oniriche e spirituali con il solo fluire di luci e suoni: un suo film immerso nel verde, nei ricordi, nei sogni, troverebbe in Mistiche Ribelli la sua musica naturale. O, più semplicemente, questo album potrebbe essere la colonna sonora personale di un viaggio della mente. O oltre oceano.

Author: redazione