“Le ereditiere”: un buon film che riesce a coinvolgerti

di Roberto Valentini

Come ci si può aspettare che “Le ereditiere”, un film con sole tre protagoniste non possa annoiarci ?  Una location ristretta con tre soli  elementi: una casa che ha avuto il suo splendore ma che ora subisce la povertà della protagonista, una vecchia Mercedes per mantenere un minimo di esteriorità borghese, una prigione femminile che fa da sfondo rumoroso in contrasto con l’ovattato silenzio della casa. Ma se la protagonista Ana Brun vince a Berlino l’Orso d‘Oro come migliore attrice, quando la storia è umanissima e intima,  seppur giocata su ritmi lenti e ripetitivi, riesce a coinvolgerti, allora il film assume il suo pieno valore.

Chela e Chiquita discendenti da famiglie agiate convivono da oltre trenta anni in un paese, il Paraguay, dove esiste una grande disparità sociale, ma le due donne appartengono a quella élite privilegiata che ha un tetto sulla testa e un cibo assicurato. Ma iniziano a perdere la propria sicurezza economica e devono pur trovare un modo per guadagnare dei soldi. Chela  si improvvisa autista per un gruppo di vecchie signore benestanti. Nel corso di questa sua nuova vita  incontra Angy , donna molto più giovane, più diretta ed estremamente fisica,  con la quale stabilisce un rapporto molto speciale che la coinvolge in un cambiamento affascinante e pericoloso. Per lei inizia una personalissima e intima rivoluzione.

Il regista e sceneggiatore Marcelo Martinessi , al suo primo lungometraggio ha studiato ad Asunciòn e alle London Fil School. Uscita del film : 18 Ottobre.

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