BASILICO – L’INFINITO È LÀ IN FONDO

A undici anni dalla scomparsa di Gabriele Basilico, il primo docufilm sull’opera del Maestro della fotografia di architettura

IN ESCLUSIVA MARTEDI’ 13 FEBBRAIO ALLE 21.15 SU SKY ARTE

IN STREAMING SOLO SU NOW E DISPONIBILE ANCHE ON DEMAND

“La città nella quale sono cresciuto ha dato forma alle mie passioni speranze e angosce. Ammiro le parti belle e le parti misere del suo corpo, dai quartieri, alle case, muri, selciati, strade. Fotografare la città non vuole dire scegliere le migliori architetture, isolarle dal contesto per valorizzare la loro dimensione estetica e compositiva, ma vuol dire esattamente il contrario per me. La città vera, la città che mi interessa, contiene questa mescolanza tra eccellenza e mediocrità centro e periferia. Talvolta ho l’impressione che mi informi del suo ingombro, della sua fisicità. La città mi investe, la città mi abita”. In queste parole si riassume la poetica di Gabriele Basilico, fotografo di architettura tra i più apprezzati, scomparso il 13 febbraio del 2013, che con i suoi scatti ha saputo testimoniare la radicale trasformazione del paesaggio urbano ed extraurbano avvenuta tra la fine del XX secolo e i primi anni 2000. Considerato uno dei Maestri della fotografia italiana, viene ricordato a undici anni dalla scomparsa  in L’infinito è là in fondoin prima visione su Sky Arte martedì 13 febbraio alle 21.15, in streaming solo su NOW e disponibile anche on demand; il documentario ripercorre le tappe principali della sua carriera, dalle prime foto di reportage scattate in gioventù negli anni dell’impegno politico, ai Ritratti di Fabbriche della fine degli anni Settanta, fino agli ultimi lavori nelle grandi Metropoli degli anni 2000.

A tratteggiare il profilo professionale e umano di Gabriele Basilico, voci di spicco del mondo della cultura, persone che gli sono state vicine e che ne custodiscono aneddoti, riflessioni e ossessioni, come Stefano Boeri, G.B. Gardin, Oliviero Toscani e Toni Thorimbert, la storica della fotografia Roberta Valtorta, il regista Amos Gitai, mentre la voce narrante è della photo editor Giovanna Calvenzi, compagna di vita dell’artista, che accompagna lo spettatore indietro nel tempo, quando tutto ebbe inizio. Il film non è solo un ritratto, ma prende spunto da Basilico per interrogare il presente, proponendo un intimo confronto tra la città contemporanea e lo sguardo di cinque giovani fotografi chiamati da Toni Thorimbert a dialogare con l’eredità del Maestro.

Il titolo del film nasce dalla frase scritta da Basilico con un pennarello rosso sulla fotografia Merlimont Plage, 1985 scattata durante la Mission Photographique de la D.A.T.A.R., nella quale rimase folgorato dall’incontro tra paesaggio costruito e paesaggio naturale, e che riassume il senso di metafisico eppure quotidiano dei suoi scatti. “Saper “vedere” l’architettura – spiega il regista Stefano Santamato – non è un compito banale; perché per farlo non è solo necessario fare una buona inquadratura, ma c’è di mezzo qualcosa di molto più complesso. Perché fotografare davvero la città vuol dire fotografare la condizione umana”.

Author: redazione