Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio dall’8 maggio a Ravenna

Il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla cultura e il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, in occasione del VII centenario della morte di Dante, dal 8 maggio al 4 luglio 2021 grazie al prezioso contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, della Camera di Commercio di Ravenna e della Regione Emilia-Romagna presentano la mostra Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio presso la Chiesa di San Romualdo.

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Nell’affrontare la figura di Dante più volte ci si è interrogati sul particolare ruolo che l’esperienza visiva poté avere nella concezione delle sue opere; molti hanno notato la capacità del poeta di pensare direttamente per immagini, attingendo, soprattutto nella Commedia, a un repertorio che certamente doveva comprendere anche le esperienze figurative. E questo soprattutto se si considera che egli era nato e vissuto a Firenze, città che dalla metà del XIII secolo in avanti aveva vissuto una notevolissima fioritura artistica, culminata con l’esperienza di Cimabue (documentata in mostra dalla Madonna di Castelfiorentino e dalle due straordinarie miniature ritagliate con i santi Abbondio e Crisanto, applicate sugli sportelli esterni di un tabernacolo-reliquario della Pinacoteca Civica di Gubbio) e poi da quella sorprendente dell’allievo Giotto, di cui Dante dovette conoscere le opere, come attesta il celeberrimo passo del Purgatorio. L’origine fiorentina del poeta lo metteva in una posizione privilegiata potendo facilmente registrare i fatti più salienti dell’incalzante evolversi dell’arte locale che troverà proprio con Giotto, nella scoperta del vero e nella certezza dello spazio misurabile, una sua dimensione più universale e italiana così come lo stessoDante andava facendo in quegli anni con la sua ricerca di una lingua, il “volgare illustre”, di portata peninsulare. Non meno determinante da questo punto di vista dovette essere anche la traumatica esperienza dell’esilio che, iniziato nel 1302, lo porterà a peregrinare per varie corti e città dell’Italia centro-settentrionale venendo così ad arricchire il suo “vasto patrimonio di immagini” di cui certamente dovette tenere conto  nel momento in cui compose la Commedia, pervasa da continue suggestioni figurative e da riferimenti al mondo visibile.  Un percorso assai travagliato che la mostra, curata da Massimo Medica (Direttore dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna), intende ripercorrere, seguendone le principali tappe fino a giungere all’ultimo approdo a Ravenna, dove, come è noto, il poeta si spense esattamente settecento anni fa. Roma, Arezzo, Verona, Padova, Bologna, Lucca, Pisa, Ravenna, costituiscono alcune delle tappe principali del suo esilio, che scandiscono il percorso della mostra nella quale figurano alcuni capolavori assoluti prodotti nell’età di Dante attraverso i quali è possibile ripercorrere le più importanti vicende che caratterizzarono tra il XIII e il XIV secolo l’arte italiana, connotata proprio in questi anni da profonde mutazioni e novità.    E questo a partire dalla stessa Firenze, a cui viene dedicata la sezione iniziale,  dove l’attività dei due  protagonisti, Cimabue e Giotto, menzionati nelle ben note terzine del Purgatorio (canto XI) è attestata da alcune opere capitali ad iniziare dalla Madonna col Bambino di Castelfiorentino di Cimabue  messa a confronto con la Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto e con il più tardo polittico di Badia del Museo degli Uffizi, che lo stesso Dante ebbe sicuramente occasione di ammirare prima della sua condanna al forzato confino. Di questo fu sicuramente il maggiore responsabile l’odiato Bonifacio VIII, la cui figura viene evocata attraverso la scultura realizzata da Arnolfo di Cambio (in mostra sarà presente il calco), di cui la mostra presenta anche altre opere. Varie suppellettili e preziosi dipinti (i due frammenti di affresco con i santi Pietro e Paolo provenienti dal distrutto ciclo pittorico del portico di San Pietro, Città del Vaticano, Fabbrica di San Pietro in Vaticano) ci introdurranno infatti alla vita della corte pontificia di Roma, città che Dante ebbe occasione di visitare sia nel 1300 e poi nel 1301, prima di ricevere la notizia della sua condanna e del definitivo esilio da Firenze.

Da questo momento ebbe inizio il peregrinare di Dante che lo porterà dapprima nella Forlì degli Ordelaffi e poi a Verona, dove si pose sotto la protezione degli Scaligeri prima nel 1303-1304 e poi nel 1313-1318 nel momento in cui la città stava vivendo un momento di grande sviluppo, anche artistico, promosso soprattutto da Cangrande della Scala, “uno dei più magnifici Signori che dallo Imperatore Federigo Secondo in qua si sapesse in Italia” (Boccaccio). Preziosi tessuti, oreficerie, tavole dipinte e sculture (queste ultime dovute al cosiddetto Maestro di Sant’Anastasia) documentano questa produttiva sosta del poeta nella città veneta. Probabilmente in questo stesso giro di anni dovette cadere anche il suo soggiorno a Padova dove giunse intorno al 1304. Quando cioè Giotto, stava ultimando la decorazione della cappella commissionatagli da Enrico Scrovegni, che certamente doveva allora costituire quanto di più innovativo la pittura potesse esprimere, tanto da indurre il poeta ad affermare che “ora ha Giotto il grido”. Se ne accorsero anche altri artisti del momento, a iniziare dai miniatori,tra i primi a recepire la portata delle sue novità, come documenta in mostra anche la decorazione del preziosissimo Offiziolo (1305-1309) appartenuto al poeta amico di Dante, Francesco da Barberino, che presenta al suo interno varie immagini di chiara ispirazione dantesca. Successivo è il passaggio da Bologna (1304-1306), importante per la sua antica Università che lo stesso Dante dovette forse frequentare in anni antecedenti, (1286 e il 1287). Non è escluso che in quella occasione il poeta avesse potuto ammirato le miniature che arricchivano i preziosi libri giuridici e i codici liturgici, di cui la città deteneva, con Parigi, il primato, tanto da rammentarsene nell’XI canto del Purgatorio, dove viene menzionato appunto il miniatore Oderisi da Gubbio superato dal fantomatico Franco Bolognese. Saranno quindi i preziosi manoscritti miniati della scuola bolognese del tardo Duecento e del primo Trecento a caratterizzare questa sezione, arricchita da alcuni indiscussi capolavori, prestati per l’occasione da varie biblioteche e musei ad iniziare dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. Dopo i soggiorni nella Marca Trevigiana e poi nella Lunigiana dei Malaspina, Dante si trasferì nel Casentino, poi a Lucca, dove ebbe occasione di vedere le opere eseguite da Nicola Pisano per la cattedrale (presente in mostra il calco della  lunetta con la Deposizione dalla Croce, Pisa Museo Nazionale di San Matteo) e ancora a Forlì nel 1310 dove probabilmente apprese la notizia della discesa in Italia del nuovo Imperatore Arrigo VII, verso il quale si concentrarono le sue speranze e il sogno di una restaurazione imperiale. A questo momento centrale della vita del poeta viene riservata un’apposita sezione che presenta varie documentazioni legate all’Imperatore, morto prematuramente il 24 agosto del 1313. Alla solenne cerimonia funebre che si tenne nel Duomo di Pisa presenziò probabilmente anche Dante, che ebbe così occasione di ammirare alcuni dei capolavori assoluti realizzati da Nicola e da Giovanni Pisano. Quest’ultimo sappiamo in questi anni al servizio dello stesso imperatore, che gli commissionò la realizzazione del monumento funebre della moglie Margherita di Brabante, morta il 14 dicembre del 1311 e sepolta a Genova nella Cattedrale (da cui proviene la scultura con la Giustizia della Galleria Nazionale della Liguria di Palazzo Spinola). Probabilmente il monumento era stato in parte approntato nella bottega pisana dello scultore tra la primavera e l’estate del 1313, nello stesso periodo in cui Dante era presente a Pisa dove si era trasferito, seguendo la corte, a partire dal mese di marzo del 1312.  Le testimonianze di Nicola e Giovanni Pisano affiancano in mostra quelle di Arnolfo di Cambio (Galleria Nazionale dell’Umbria) a conferma della preminenza attribuita dal poeta all’arte plastica, come attestano le numerose citazioni contenute nella Commedia. Una volta lasciata la corte di Cangrande della Scala, Dante giunge a Ravenna intorno al 1319, dove da poco si era insediato al potere Guido Novello da Polenta, in grado di garantire alla città un periodo di relativa pace e stabilità, speso soprattutto a coltivare e a promuovere la cultura di corte, e le imprese artistiche. Risale infatti a questo periodo la presenza in città dei pittori Giovanni e Giuliano da Rimini, chiamato quest’ultimo a decorare la cappella a cornu epistulae della chiesa di San Domenico, seguito anche da Pietro da Rimini, di cui la città conserva ancora oggi varie testimonianze. Pertanto a questi due artisti riminesi (di Giuliano verrà presentato il grande polittico di proprietà della Fondazione  Cassa di Risparmio di Rimini depositato al Museo della Città “Luigi Tonini”) viene riservato ampio spazio nella sezione finale della mostra, intervallata anche da testimonianze legate alla cultura figurativa veneziana, a documentare l’ultima impresa diplomatica svolta, per conto del da Polenta nella città lagunare dal poeta fiorentino che tuttavia gli risultò fatale causandogli la morte che lo colse tra il 13 e il 14 settembre del 1321. Venne sepolto in una piccola cappella addossata al muro del convento di San Francesco, che anticamente era detta della Madonna per via forse di una antica immagine scolpita con la Madonna in trono col Bambino, che sormontava in origine il modesto sarcofago, che si è voluto identificare con quella oggi conservata al Museo del Louvre, proveniente infatti da Ravenna. Si tratta di un indiscusso capolavoro realizzato in marmo, databile tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, che ritorna per l’occasione nella città di origine, documentando la sua pertinenza alla tradizione bizantina, rivisitata tuttavia secondo una sensibilità già tutta occidentale e gotica.

Elenco opere

DANTE. GLI OCCHI E LA MENTE. LE ARTI AL TEMPO DELL’ESILIO | ELENCO SEZIONI

I. FIRENZE PRIMA DELL’ESILIO: 1250-1300

Lapicida fiorentino, Giglio di Firenze, XIV secolo, calcare bianco, 67×45 cm, Firenze, Direzione Regionale Musei della Toscana – Museo e Galleria Mozzi Bardini

Maestro della Croce n. 434 (Firenze, ca. 1230-1250), San Francesco riceve le stigmate,tavola, 81×51 cm, Firenze, Gallerie degli Uffizi – Galleria delle Statue e delle Pitture

Miniatore Fiorentino (seconda metà del XIII secolo), Missale romanum, 1275-1280, 352×243 mm, Firenze,Biblioteca Medicea Laurenziana

Cimabue (Cenni di Pepo detto) (Firenze doc. 1272-1301),I santi Crisante e Abbondio (montati negli sportelli esterni di un Tabernacolo reliquiario), XIII secolo, miniature ritagliate realizzate a penna su pergamena e parzialmente colorate, 46×31 cm, Gubbio, Museo Civico Palazzo dei Consoli

Cimabue (Cenni di Pepo detto) (Firenze doc. 1272-1301) e Giotto di Bondone? (1267?-1337), Madonna col Bambino, 1285 ca., tempera su tavola, 68×47 cm, Castelfiorentino (Firenze), Museo di Arte Sacra “Santa Verdiana”

Corso di Buono (Firenze ca. 1270-1300), Crocifisso dipinto, 1290-1300, tempera su tavola, 160×152 cm, Castelfiorentino, Castelfiorentino (Firenze), Museo di Arte Sacra “Santa Verdiana”

Giotto di Bondone (1267?-1337), Madonna col Bambino in trono e due angeli (Madonna di San Giorgio alla Costa), ca. 1288, tempera e oro su tavola, 180×90 cm, Firenze, Arcidiocesi di Firenze / Chiesa di San Giorgio alla Costa, in esposizione temporanea presso il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

Giotto di Bondone (1267?-1337), Polittico di Badia, 1295-1297, tempera e oro su tavola, 137.5×345 cm, Firenze, Gallerie degli Uffizi – Galleria delle Statue e delle Pitture

II. NELLA ROMA DI BONIFACIO VIII: 1300-1301

Arnolfo di Cambio (Colle Val d’Elsa ca. 1245-Firenze ca. 1302), Busto del papa Bonifacio VIII, marmo (in mostra viene esposto il calco in gesso), alt.120 cm, Città del Vaticano, Fabbrica di San Pietro in Vaticano

Arnolfo di Cambio (Colle Val d’Elsa ca. 1245-Firenze ca. 1302), Assetata con brocca, XIII secolo, marmo di Cararra, 37x54x27 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria

Arnolfo di Cambio (Colle Val d’Elsa ca. 1245-Firenze ca. 1302), Malato alla fonte, XIII secolo, marmo di Carrara, 25x54x27 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria

Mosaicista romano,Frammento musivo: testa virile (S. Luca Evangelista), 1230 ca., mosaico (tessere in pasta vitrea colorata o dorata e pietra calcare), 85.6×67 cm, Città del Vaticano, Musei Vaticani

Anonimo,Busti dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, frammenti di affreschi provenienti dall’antica Basilica Vaticana, 1277-1280, affreschi su tavole di legno montati in dittico, 27×39 cm ciascuno, Città del Vaticano, Fabbrica di San Pietro in Vaticano

Intagliatore dell’Italia meridionale, Faldistorio, primo quarto del XIII secolo, legno di palissandro intagliato (dalberigia latifolia) velluto e tela, 74.5x77x52 cm, Perugia, Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo

Vanni di Baldolo,Liber indulgentie ordinis fratrum predicatorum de Perusio, 1343, 298×202 mm, Perugia, Biblioteca comunale Augusta

Orafo pontificio (cerchia di Pace di Valentino),Patena di Benedetto XI,1304, argento sbalzato, cesellato, inciso e dorato, smalti traslucidi, 21.5 cm (diametro), Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria

III. L’INIZIO DELL’ESILIO

Maestro di Forlì, Trittico con storie della Vergine e Santi, 1300-1310 ca., tempera su tavola, 37.9×27.1/39×14.5/39×14.5 cm, Forlì, Musei San Domenico, Pinacoteca Civica

IV. DALLA VERONA DEGLI SCALIGERI A PADOVA: “ORA HA GIOTTO IL GRIDO”

Manifattura dell’Azerbaigian (?), Due elementi di un copricapo, inizio XIV secolo, lampasso lanciato a due trame, in seta e in filato metallico, 67×51 cm e 65×49 cm, Verona, Musei Civici (Museo degli affreschi “G.B. Cavalcaselle”)

Manifattura orafa veneta, Elementi mobili di cintura,secondo quarto del XIV secolo, pendente su lamina d’oro, ornato di perle, smeraldi, rubini, zaffiro, composto da due pezzi uniti da una cerniera vetro, 18.7×1.5 cm, 75 elementi montati su lamina d’oro con perle, rubini e smeraldi 1.3×1.2 cm, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza – Verona, Musei Civici (Museo di Castelvecchio)

Bottega di Bonino da Campione, Cimiero scaligero a forma di cane alato, 1375 circa, pietra tenera, 75×30 cm, Verona, Musei Civici (Museo degli affreschi “G.B. Cavalcaselle”)

Maestro di Santa Anastasia, Cristo crocifisso tra la Madonna e San Giovanni, anni venti-trenta del XIV secolo, tabernacolo in marmo, 74.5×48.5×15 cm, Firenze, Collezione Olivetti Rason

Lapicida locale o veneziano, Santo vescovo, altorilievo in marmo, 49.5x37x7 cm, Treviso, Musei Civici di Treviso

Miniatore Bolognese (fine del secolo XIII-inizi del XIV), Foglio dal Liber Sextus Decretalium, 1300-1305, tempera su pergamena, Bologna, Museo Civico Medievale

Padova (1305-1309), Officiolum (di Francesco da Barberino), manoscritto miniato su pergamena, 132×100 mm, Italia, Collezione privata

Maestro del Coro degli Scrovegni (attivo a Padova nella prima metà del XIV secolo), Il perizoma di Cristo, 1317-1320 circa, affresco strappato e trasportato su tela, 29.8×52 cm, Padova, Museo Antoniano

Maestro del Coro degli Scrovegni (attivo a Padova nella prima metà del XIV secolo), Testa di San Giovanni Evangelista, 1317-1320 circa, affresco strappato e trasportato su tela, 27.4×37 cm, Padova, Museo Antoniano

V. NELLA BOLOGNA DI ODERISI DA GUBBIO E FRANCO BOLOGNESE

Miniatore bolognese, Bibbia, 1265-70, Trento, Castello del Buonconsiglio, Monumenti e collezioni provinciali

Maestro delle Decretali di Lucca (attivo a Bologna nella seconda metà del XIII secolo), Decretali di Gregorio IX, 1270 ca., 480×300 mm, Lucca, Archivio Storico Diocesano di Lucca

Maestro della Bibbia di Gerona e collaboratori (Maestro della Bibbia di Toledo) (Bologna, ultimo quarto del XIII secolo), Salterio innario con calendario ed elementi dell’officiatura, 1285 ca., 165×115 mm, Bologna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Biblioteca Universitaria di Bologna

Maestro della Bibbia di Gerona e Maestro della Bibbia di Modena (Bologna, ultimo quarto del XIII secolo), Graduale del proprio del tempo dalla prima domenica di Avvento fino alla domenica delle Palme, 1285 ca., 575×395 mm, Bologna, Museo Civico Medievale

Maestro della Bibbia Lat.18 e Guglielmo (Bologna, fine del XIII secolo),Decretali, 1285 ca., 469×288 mm, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana

Maestro della Bibbia Lat.18 (Bologna, fine del XIII secolo), Statuti della Confraternita di Santa Maria dei Battuti, 1260 (1286), 289×212 mm, Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio

Miniatori bolognesi (inizio del XIV secolo), Antifonario del tempo dalla XIV domenica dopo Pentecoste fino all’Avvento con proprio dei santi e ufficio della dedicazione della chiesa, 1300-1305, 452×668 mm, Bologna, Museo Civico Medievale

Nerio (attivo a Bologna nel primo quarto del XIV secolo), Resurrezione di Cristo, iniziale ritagliata da Graduale, 280×183 mm, Venezia, Fondazione Giorgio Cini, Biblioteca della Nuova Manica Lunga

VI. DA LUCCA A PISA: LA MORTE DELL’ “ALTO ARRIGO”

Nicola Pisano (1210/20-1278/84), Lunetta con Deposizione dalla Croce, calco in gesso (1946) dal portale sinistro del Duomo di Lucca, (originale in marmo),100x173x25 cm, Pisa, Direzione Regionale Musei della Toscana – Museo Nazionale di San Matteo

Giovanni Pisano (Pisa 1248 ca. – Siena 1319), Giustizia, 1313-1314, marmo, alt. 102.5 cm, Genova, Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola

VII. L’ULTIMO APPRODO: LA RAVENNA DEI DA POLENTA

Maestranze bizantine di S. Michele in Africisco, Testa dell’Arcangelo Michele, frammento musivo dalla Chiesa di San Michele in Africisco di Ravenna, 545-546 (distacco 1844), mosaico in tessere vitree e lapidee, supporto in gesso montato all’interno della cornice, 50x40x7 cm (con cornice), Torcello, Museo di Torcello – Città metropolitana di Venezia

Maestro veneziano-ravennate (fine XIII secolo), Madonna in Trono con Bambino, altorilievo, marmo, 93.5×51.5×19.5 cm, Paris, Musée du Louvre, Département des Sculptures, don. Jean-Charles Davillier

Maestro del Coro degli Scrovegni (attivo a Padova nella prima metà del XIV secolo), Madonna con Bambino e santi e quattro storie di Cristo,notizie prima metà XIV secolo, tempera su tavola, 56×85 cm, Ravenna, MAR –  Museo d’Arte della città di Ravenna

Giuliano di Martino da Rimini (not. 1307-1323), Trittico con l’incoronazione della Vergine, Angeli, Santi e scene della Passione di Cristo, 1315-1320 ca., tempera e oro su tavola, 190.5×205.5 cm, Rimini, Fondazione Cassa di Risparmio, in deposito al Museo della Città “Luigi Tonini”

Pietro da Rimini (notizie dal 1324 al 1338),Crocifissione, tempera e oro su tavola, 24×16.6, Città del Vaticano, Musei Vaticani

Maestro di Imola (attivo in Romagna e in Emilia nella seconda metà del Duecento), Antifonario francescano: santorale estivo, 1280-85, 505x355x50 mm Ravenna, Archivio Storico Diocesano di Ravenna – Cervia

Miniatore bolognese,Iohannes Erfordiensis, Summa Sacrae Scripturae, XIV secolo (1310-1320 ca.), 236×178 mm, Ravenna, Biblioteca Classense

Miniatore Veneziano (attivo nei primi decenni del XIV secolo), Mariegola della scuola di Santa Maria e San Francesco dei Mercanti ai Frari,1314-1320, 300×322 mm, Venezia, Fondazione Giorgio Cini, Biblioteca della Nuova Manica Lunga

Mostra:                      Dante. Gli occhi e la mente
Le Arti al tempo dell’esilio

Sede:                          Chiesa di San Romualdo – Ravenna, Via Baccarini 7

Enti organizzatori:   Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura,

MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna

A cura di:                  Massimo Medica
Periodo:                     8 maggio  – 4 luglio 2021

Orario:                       10-19 dal martedì alla domenica, lunedì chiuso

(il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura)

Dante. Gli occhi e la mente.

Le Arti al tempo dell’esilio

Chiesa di San Romualdo – Ravenna, Via Baccarini 7
8 maggio 2021 – 4 luglio 2021

SCHEDA TECNICA

La mostra: dal prossimo 8 maggio e sino al 4 luglio, l’antica chiesa camaldolese di San Romualdo accoglierà Le Arti al tempo dell’esilio, mostra a cura di Massimo Medica. Il percorso espositivo ripercorre le tappe dell’esilio dantesco, attraverso una raffinata selezione di opere fondamentali dei più importanti artisti del tempo di Dante, concesse dai più prestigiosi musei nazionali e internazionali. A documentare il momento fiorentino sono ben 4 opere di Giotto e Cimabue. Proseguendo quindi con Nicola Pisano, Arnolfo di Cambio, Giovanni e Giuliano da Rimini. Nel percorso anche capolavori assoluti dell’oreficeria e della miniatura.

Sede: Chiesa di San Romualdo – Ravenna, Via Baccarini 7

Biglietteria:   Museo TAMO – Ravenna, Via Nicolò Rondinelli 2 (0544 213371)
                        MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna, via di Roma 13 (0544 482477)

Periodo: 8 maggio – 4 luglio 2021

A cura di: Massimo Medica

Enti organizzatori: Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna

Con il contributo di: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Camera di Commercio Ravenna

Con il patrocinio e il sostegno di: Dante 2021 – Comitato Nazionale per la Celebrazione dei 700 anni, Regione Emilia- Romagna

Con il patrocinio di: Società Dantesca Italiana

Media partner: TGR, Rai Radio 1

Catalogo: Silvana Editoriale S.p.a.

Orario: dal martedì alla domenica 10-19, lunedì chiuso

(il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura)

Ingresso: intero 10 €, ridotto 8 €, studenti Accademia e Università 5 €, omaggio bambini fino ai 14 anni

e tutte le categorie aventi diritto

Biglietteria, bookshop, informazioni: Museo Tamo, tel.0544 213371 – Ravenna Fondazione Parco Archeologico di Classe-RavennAntica

Prenotazioni visite guidate: tel.0544 482477- prenotazionimar@ravennantica.org www.ravennantica.it

Author: Maria Grazia Di Mario

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