Quei ragazzi spensierati e felici dei magnifici anni ‘80

di Angelica Bianco

“Neanche il tempo di piacersi”  è il titolo del nuovo ed esilarante spettacolo di Tiziana Fosci, con Marco Falaguasta, assoluto e bravo mattatore, in scena al teatro della Cometa, fino al 29 febbraio.

L’ineluttabilità del tempo che passa veloce e la differenza ideologica e culturale tra le nuove e vecchie generazioni è il tema di questo divertente e veritiero monologo. Si parte dai ragazzi degli anni ’80 e di come i figli adolescenti e post adolescenti di questi ultimi ci vedono. Marco Falaguasta è un papà cinquantenne e prestante di quegli anni. I figli, di cui parla, sono i suoi, ma potrebbero essere tutti i ragazzi ribelli, appassionati e oppositivi di oggi, sempre pronti a prenderci in giro perché poco “social” e troppo ancorati al passato. Si parte da una domanda. Perché ci ostiniamo a pensare che quei tempi erano migliori di adesso? Forse c’era più ottimismo, speranza, il fattore umano contava di più, non c’erano, infatti, tutti gli stimoli e le distrazioni di adesso. Gli incontri avvenivano per strada  e no su whatsApp; si comprava nei negozi  chiacchierando con i commessi e non on line; ci si conosceva alle feste, magari ballando un lento e non su instagram. I nostri genitori avevano più autorità, bastava uno sguardo per rimetterci in riga, adesso siamo diventati tutti un po’ più permissivi e arrendevoli e loro, ovviamente, se ne approfittano. Per le uscite serali le 20.00 era l’ultimo orario lecito e se si andava ad una festa era di sabato pomeriggio con i genitori a casa che controllavano che tutto filasse liscio. Oggi le feste sono perlopiù in locali lontanissimi dal centro  e tirare le due, tre di notte è la prassi. Ma è normale che questo accada a ragazzi di 14, 15 anni? Insomma alla fine è complicato per noi essere obbiettivi con loro, si sentono  adulti già a 12 anni. Il problema è come dargli torto, sono più svegli di noi alla loro età, ci superano in tutto, sono sempre connessi, si avvalgono delle tecnologie per prenotare alberghi, cinema, pizzerie e tutto questo, inevitabilmente ha cambiato anche il nostro modo di vivere, le nostre abitudini. E’complicato accettare che dobbiamo essere noi ad avanzare verso di loro e non il contrario. Insomma a fare pensieri da cinquantenni c’è solo da rimetterci e allora tanto vale riderci su e guardare con tenerezza a quello che eravamo noi alla loro età, ai nostri vestiti improponibili e coloratissimi, alle spalline esagerate, ai giubbotti di pelle stile Fonzie, ai capelli cotonati. Ora tutto è diverso, la moda, la società, si consuma tutto più velocemente e quello che si era comprato ieri e già vecchio quindi da buttare e sostituire. Che fare allora? Accettare il cambiamento e adeguarsi, nei limiti del lecito, a loro, senza, però, scimmiottarli, rischieremo di cadere nel patetico.  Ma attenzione, guardare i nostri figli con una sorta di accettazione benevola, non vuol dire abdicare al ruolo di genitore e di guida, è solo un modo per sembrare un po’ più giovani ai loro occhi, anche se l’età, inesorabilmente avanza, ma anche la loro, per fortuna.

 

 

Author: redazione