KLIMT: a ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà

di Angelica Bianco

Austria, paese tranquillo di lontane memorie, frammento e cuore della grandezza asburgica, ma anche luogo dove nacque una civiltà e una cultura che ancora oggi sono valori incancellabili per l’uomo moderno. L’epoca più fertile e significativa resta, però, quella della Vienna effervescente e culturale tra ‘800 e il ‘900. In questa Vienna inquieta e conservatrice è ambientato il suggestivo film “Klimt e Schiele. Eros e Psiche”, regia di Michele Mally, nelle sale a partire dal 22 al 24 ottobre con Nexo Digital. Un excursus affascinante nella vita e le opere di Gustav Klimt ed Egon Schiele, artisti diversi, il primo più rivoluzionario, l’altro più complesso, ma animati da una stessa sensibilità, quella dell’uomo “nuovo”, moderno, che a cavallo tra i due secoli si stava affacciando: protagonisti della Secessione Viennese, i due pittori portarono avanti l’idea di un’arte totale, capace di rompere con la tradizione. Opere come Il Bacio, Giuditta, il Fregio di Beethoven di Klimt e L’abbraccio e Donna distesa di Schiele vengono integrate nel film in un racconto avvincente attraverso la voce narrante dell’attore Lorenzo Richelmy. Per lo spettatore, l’occasione è quella di muoversi tra le sale dell’Albertina, del Belvedere, del Kunsthistorisches Museum, del Leopold Museum, del Sigmund Freud Museum e del Wien Museum, per guardare da vicino opere d’arte straordinarie. Nessuna arte al mondo si era mai occupata, fino a quel momento, dei sentimenti umani. È il 31 ottobre 1918. Mentre i boati della prima guerra mondiale si vanno spegnendo, a Vienna, nel cuore della Mitteleuropa, un’epoca dorata è ormai al tramonto. L’impero austro-ungarico comincia a disgregarsi. Quella notte, nel letto della sua casa, muore Egon Schiele, una delle 20 milioni di vittime causate dall’influenza spagnola. Ha 28 anni. Solo pochi mesi prima, il salone principale del palazzo della Secessione si era aperto alle sue opere: 19 oli e 29 disegni. La sua unica mostra di successo, celebrazione di una pittura che rappresenta le inquietudini e i desideri dell’uomo tra eros e morte. Una sorta di riscatto, visto che durante la vita era stato snobbato, censurato perché ritenuto un pittore pornografico. Qualche mese prima era morto il suo maestro e amico Gustav Klimt, che dall’inizio del secolo aveva rivoluzionato il sentimento dell’arte, fondando un nuovo gruppo: la Secessione viennese. Oggi i capolavori di Klimt, tripudio di ori e sensualità, attirano visitatori da tutto il mondo, ma sono anche immagini pop che accompagnano la nostra vita quotidiana. Ora, cent’anni dopo, le opere di questi artisti visionari tornano protagoniste assolute nella capitale austriaca, insieme a quelle del designer e pittore Koloman Moser e dell’architetto Otto Wagner. Si ripercorre, attraverso le immagini e preziosi documenti di archivio, un periodo straordinario, un momento magico per arte, letteratura e musica, in cui circolano nuove idee, si scoprono con Freud i moti della psiche e le donne cominciano a rivendicare la loro indipendenza. Anche la musica lascerà segni indelebili attraverso le opere straordinarie di Mozart e di Beethoven. “A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”. È il motto che campeggia a lettere d’oro sull’ingresso del palazzo della Secessione, si inaugura un’epoca nuova, irripetibile che segnerà per sempre la storia dell’umanità.

 

 

 

 

 

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