Non chiamatelo Festival: è una vera e propria Festa del Cinema

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di Ettore Nuara

Non chiamatelo Festival anche perché in tutti questi anni (sono 14) ha voluto differenziarsi dal Festival di Cannes, Venezia, Toronto, San Sebastian. Per la felicità dei più quella che si sta svolgendo a Roma, fino al 27 ottobre, è una Festa del Cinema. Red Carpet, molti divi invitati, donne splendide in abiti svolazzanti, gente festante con i giovani e giovanissimi a fare da protagonisti, fotografi e cineoperatori a testimoniare la bontà dell’evento. Un evento eccezionale. E’ il luogo ideale l’Auditorium ma vi saranno anche altre postazioni di rilievo dove saranno proiettati i film per testimoniare la sentita sensibilità culturale dell’intera capitale. E’ il caso di dire che ormai la Festa del Cinema di Roma è conosciuta in tutte le Nazioni del mondo e i cineasti internazionali hanno il piacere di parteciparvi. E’ un illustre esempio Martin Scorsese che, dopo essere stato presente l’anno scorso, ha voluto partecipare anche questo anno con il suo film “The Irishman” con Robert De Niro, Al Pacino e Joe pesci. La Festa inoltre è diventata palcoscenico dove vengono presentati i film vincitori di Oscar: parliamo di “Moonlight” e ” Green Boook”.

Varie le sezioni (da visionare sul sito ufficiale), il tutto con la partecipazione di 25 paesi, dall’Albania alla Germania, alla Norvegia, all’Ungheria, all’India, alla Cina.

Il contributo assegnato per realizzare questa Festa del Cinema è di 3 milioni e ottocento mila euro, con la partecipazione economica di numerosi sponsor. Questa Festa ha quindi preso piede anche grazie alla bontà del prodotto e all’ infaticabile lavoro di alcuni professionisti del settore. Conseguente l’aumento del pubblico del 6 per cento. Quest’anno il Premio alla carriera sarà assegnato  a Bill Murray e Viola Davis. Tanti sono i film da vedere, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. E’ interessante segnalare la bontà della proposta soprattutto per quanto riguarda la sezione “Retrospettive”. Mario Sesti, il curatore, ha scelto Max Ophuls, considerato uno dei più sofisticati e brillanti autori della storia della settima arte, un imprescindibile punto di riferimento per molti cineasti, fra cui Stanley Kubrick e il giapponese Kore – Eda Hirokazu, regista di culto, autore di un cinema in grado di affrontare in profondità e con originalità temi quali la vita e la morte, le relazioni familiari, gli affetti e la memoria.

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