Lettera a Andrea Vianello in libreria con “Ogni parola che sapevo”

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“Ero  diventato di colpo, un giornalista televisivo che non sapeva più parlare”. Andrea Vianello “Ogni parola  che sapevo”

di Toto Torri

“La mano. Tutto è iniziato dalla mano.E’ sabato, è un mattino di sabato come gli altri, mi sono svegliato tardi, sogni confusi e come ho sempre dimenticati, evaporati, la luce che filtra  tra le serrande semichiuse, sono appena rientrato nel letto con il vassoio della colazione, ho lasciato mia moglie in cucina, che ho salutato distrattamente e il tempo di dirle”Ho ancora quel mal di testa di ieri , quel cazzo di mal di testa strano che non mi passa”, mi rimetto sotto il piumino sgualcito, getto un biscotto a pezzi nel latte, prendo il cucchiaio  con la mano destra per pescarlo e la mano destra…la mano destra?La mano destra non risponde alla chiamata. Non la trovo, è scomparsa. Ma dov’è? La cerco da qualche  parte. Di solito è attaccata al mio corpo, non può andarsene in giro da sola. È lì infatti è lì, eccola vicino al cuscino.La mia mano destra. Come c’è  finita lì ? Quando mi hanno portato all’Umberto I, nel film accelerato con la scena madre dell’emergenza, ricordo una  giornata di sole, invece pioveva, Francesca mi ha rivelato il quadro della realtà di quel sabato. Oggi invece non  ci  sono fraintendimenti, il cielo è nudo, luminoso e la mia testa è lucida. Immagino una struttura grigia  e penitenziale”, Andrea è preso, si guarda e guarda intorno meravigliato, stupito, gli appare come in un sogno, un Grand Hotel felliniano, dove  tutto può  accadere , invece è il Santa Lucia  dei Miracoli è qui, che dal direttore generale, sanitario,   tecnico, organizzativo, risorse umane, pubbliche relazioni, illustri medici riabilitativi, infermieri, anche  il giovane barelliere ha un  diploma. Siamo in un istituto con il welcome del Santa Lucia, il Santa Lucia della specializzazione, della riabilitazione e dove primeggia l’eccellenza del personale sanitario, cortesia,  sorriso  e tanto per gradire una cucina attrezzata, chef  che  in loco preparano il desinare speciale dei pazienti  come   ultimo particolare atto  di riabilitazione, dopo aver ricevuto  la schioppettata, che li ha colpiti,il professore si abbassa gli occhialini tondi:”Come prima. Non credo, serviranno mesi.Ma  è vivo,” Ripeto è vivo.

E Andrea e i tantissimi Andrea commossi ringraziano. Ma Vianello è persona  speciale ed è da lì iniziata la  tragedia  dell’uomo Vianello, la tragedia che lo porterà per un lungo anno a pensare,  cercare  di formulare, eseguire i movimenti del corso della vita , comunicare, forse al mondo intero, ma forse no, a sua moglie che le  appare come un gigante, un gigante buono, ma  pur sempre un gigante, che lo vuole riportare in vita. Ed  è proprio da  quella mano destra all’insegna del talento e  dell’onestà, del rispetto   e dell’amore portato ai suoi figli, consigliarli,aiutarli,proteggerli, farli sorridere,  a sua moglie amatissima , stimata,alla quale voleva solo dire grazie amore, un fiore, era il tutto della riconoscenza,e lei, come il gigante buono cercherà e riuscirà  a tirarlo fuori.a resuscitare ,no rinascere.

Bravo Andrea, bravo amico  mio per la speranza che dai a chi ti legge, ai malati e fortunati. E’ da più di trent’anni che ci conosciamo,   stimiamo. L’amicizia non  la scegli,  nasce a pelle, in un  fortuito incontro, la vita è fatta di incontri, in una redazione ingombrante  di cose di persone inutili, sicuri di non esserlo. Ebbene,da  lì, parte la nostra amicizia   sincera, non interessata mai eccessiva, discreta. Ci siamo persi nei nostri passaggi di vita,ma ci siamo ritrovati sempre , affettuosamente al tuo  ingresso in  Rai, in un concorso di Stato,forse fra i pochi , a premiare talento, onestà, sei scrittore, conduttore, autore di programmi  storici culturali, sempre in aiuto ad un pubblico  indifeso.

Ci siamo ritrovati, la nostra amicizia nacque così,nacque, credo  in  un posto che si chiama anima.Ti voglio bene,

è  stato da sempre il nostro  ciao finale Andrea, tuo Toto

t.t.

 

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