Marco D’Amore riporta in vita CIRO ne “L’Immortale”

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di Toto Torri

Con  una botta di magia del  migliore Houdini, Marco D’Amore, un giovane interessante,  eclettico  interprete, riporta  in  vita,  Ciro Di Marzio, spietatamente  colpito dal revolver di Genny  Savastano (Salvatore Esposito).  Marco D’Amore, non è Houdini,  né  possiede  la sua magia, ma  l’attore di  Caserta,  di origini napoletane, è un  eclettico, un creativo e  riporta in vita il personaggio di Ciro Di Marzio di “Gomorra”,   ne “L’Immortale”, un atteso film  del  quale D’Amore , è sceneggiatore, interprete  e  regista, dal 5 dicembre  in sala, prodotto  da  Franco Tozzi della  Cattleya , distribuito dalla Vides di Nicola Maccanico.

Marco D’Amore, era destino che facesse questo mestiere, eredita, da suo nonno, la passione, l’entusiasmo  per il palco, la ribalta,  fu interprete nella compagnia di Nino Taranto, nel  cinema con Nanni  Loy  e Francesco Rosi.

Fin da ragazzo, Marco,  è portato  a seguire qualsiasi  disciplina artistica e  nelle scuole Medie a  Caserta, ha la fortuna di frequentare  corsi di musica e  impara a suonare il flauto e il clarinetto.  Il  ragazzo è anche fortunato,  ci  vuole, in quella Caserta,una  città di provincia , dimenticata, ‘bazzìca’, un signore  attore, Toni Servillo,  di Afragola, cittadina  campana, dove nasce  una maschera  recitativa  eccezionale, quel Toni Servillo  che ci ricorda il  migliore Gian Maria Volontè. Toni Servillo,  ci entusiasmò, l’elenco delle sue prestazioni sarebbe  troppo  lungo, ne ”La Grande  Bellezza”, film firmato da un altro grande napoletano, Paolo Sorrentino ,che vìnse con la bellezza, un Oscar, oltre a decine di  prestigiosi altri riconoscimenti.

Ne“La grande bellezza”,  Toni Servillo interpreta il giornalista, Jep  Gambardella,  in una Roma desolatamente  sola,  allo sfascio e che già una cinquantina di anni prima, il maestro  Federico di Rimini, aveva cantato,  ne “La dolce vita”, in un’atmosfera ridanciana, surreale,  finta,consunta, malata,che ci racconta  quel giornalista  mondaiolo, depresso e  annoiato, Marcello Rubini, Marcello Mastroianni ,  che ne fece un capolavoro recitativo, eccezionale, degna da Oscar e che  i superficiali, ma politici giurati dell’Accademy, dimenticarono.

Tutto  questo , il giovane Marco D’amore lo conosce  ed appena  a 17 anni, lo azzanna la fortuna,ma anche il desiderio di incontrarla, accoppiata all’entusiasmo del  versatile poliedrico D’Amore che va  ad incrociare  la compagnia di un suo  illustre compaesano Toni Servillo, Teatro Uniti, al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, dove, si sta allestendo un Pinocchio, per la regia di Andrea Renzi, lo  segue altra  botta  di fortuna, il casting  cerca un ragazzotto piuttosto in carne e magari con quella faccia da simpatico  impunito, che porterà il cicciotello molto lontano.  Fu l’occasione   per  Marco,   quella  compagnia , infatti,aveva organizzato un tour in tutta la penisola, dove Toni  Servillo fu il suo  primo padrino,  maestro  artistico.  Quello fu  il grande input,appena terminato il tour, D’Amore , molla tutto , vola a Milano. si iscrive all’Accademia d’Arte Drammatica, Paolo Grassi.   Il ragazzo di Caserta, ne esce, con un diploma a pieni voti. Lo scaltro  aspirante attore non tralascia,  l’ amicizia e la stima, per quella  compagnia Teatri Uniti e  al  rapporto quasi reverenziale con Toni  Servillo.

Da  qui, per l’ex ragazzotto di Caserta Marco, inizia  l’escalation di una splendida carriera,  attraverso esperienze  autorevoli teatrali, diretto da grandi professionisti e compagni  famosi  di viaggio. Una dozzina di prove, dal Macbeth , nel 2006  Carlo Goldoni,”La Trilogia della Villeggiatura”, per la regia del suo primo maestro Toni Servillo.  Poco dopo, il cinema,  che ha portato, Marco D’Amore a diventare uno speciale cineasta, preparato attore,sceneggiatore e regista, con la grande popolarità  nei vari, fortunati “Gomorra”, targati Sky,  dove si mette in risalto  quel Ciro  Di Marzio.  E il creativo, che ti fa ? Resuscita Ciro  e  s’inventa,  “L’Immortale”, una storia  profilo  “Gomorra”,  da dove, quel ragazzotto cicciottelo, Marco, emerge come  riesce solo  un grande attore  e  Marco  D’Amore vuole  diventarlo, è   forse arrivato, ma in quel mestiere, si è sempre ad un passo dal traguardo.

t.t.

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