Festival di Sanremo: figuraccia dei colleghi e di certa critica

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di Maria Grazia Di Mario

Ma  chi ha vinto Sanremo, la destra o la sinistra, Salvini o il Pd? Solo di questo si parla e solo questo è il tema che alimenta le molte trasmissioni che discutono se la vittoria di Mahmood  non sia stata voluta dalla sinistra (giuria) per dare un segnale al Governo (Salvini in particolare) e se questo ragazzo abbia meritato davvero un Premio che sarebbe dovuto andare ad Ultimo, del Volo (arrivati secondi al televoto e terzi nella premiazione finale) nessuno parla, o meglio alcuni giornalisti inveiscono ed esultano addirittura alla notizia del terzo posto (merde, in galera…).  Un’italietta becera e provinciale (nel senso moraviano del termine) si è ben manifestata grazie al Festival di Sanremo (e tanta strada dovremo ancora percorrere per emanciparci),  a perderci non sono i giovani (i vincitori sono tutti e tre SULLO STESSO LIVELLO per ragioni diverse, sia dal punto di vista musicale che d’interpretazione e non dovrebbero entrare in competizione, ma sostenersi tra di loro cercando di chiudere il becco a una critica becera).   Figuraccia, figuraccia dei colleghi, figuraccia delle giurie se davvero avessero votato con  finalità politiche. La giuria a mio avviso potrebbe invece (permettendolo il regolamento, voluto dal direttore artistico e dalla Rai) aver scelto il brano più moderno, la diversità, l’originalità, la contaminazione musicale, senza nulla volere togliere ad Ultimo (arrivato comunque secondo) che si è presentato con una canzone troppo sanremese e poco originale in alcuni ritornelli, e al Volo il cui brano era invece poco sanremese (…  i tre ragazzi in termini vocali  non hanno rivali).

Polemiche a parte (il meccanismo di voto andrà probabilmente rivisto, fermo restando che anche sulla serietà del televoto ci sono voci discordandi considerando anche che la giuria demoscopica è costituita solo da 300 persone…)  Baglioni ha il merito di aver comunque riportato il Festival nelle case degli italiani normalizzandolo, dando la possibilità di ascoltare con più attenzione i brani ed aprendo alle nuove generazioni. Certo, non sono emersi ancora personaggi  carismatici, a cantare è ormai il ragazzo della porta accanto (o quasi), ma stiamo parlando della canzone leggera italiana e la canzone italiana è quella che parla la lingua della gente comune. 

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