Euforia dietro le quinte dell’Ariston, ma il Festival della gente è fuori

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di Toto Torri

E’ incredibile, cosa riesca  ad accendere questa manifestazione, da circa 70 anni , gran parte vissuti in prima persona, tanto da diventarci vecchio, ma pensante. Forse proprio da qui e con entusiasmo è iniziato il mio lungo  viaggio come giornalista, che malgrado tutto, considero  il mestiere più bello del mondo. Una semplice kermesse canora, inventata nel 1951,  dal nostro primo grande pubblicitario, quel signor Pier Busseti, intelligente e furbo, che capì subito che quel primo Festival, non era superficiale e soltanto canzonette, bensì avrebbe avuto il suo riscontro immediato.   Inventato quasi per gioco per rilanciare la casa da gioco del Casinò municipale,  che in quel periodo soffriva di noiosa stanca, malgrado le sale da gioco  fossero discretamente affollate da ricchi e benestanti, vedi il nostro regista Vittorio De Sica  che chiedeva alla sua famiglia “dove vogliamo andare ragazzi questa estate in vacanza,  a Sanremo, Montecarlo, Campione?”, come dire là dove la pallina della roulette gira e suona e là dove  il jet set (termine inventato proprio negli anni Cinquanta dal giornalismo), per circoscrivere una classe particolare e esclusiva, formata da personaggi, borghesi, ricchi, industriali ed élite nobiliare e che da sempre Sanremo ospitava affettuosamente.

Ritornando alle canzonette e  al Casinò, dove si  sono svolti per molti anni Festival leggendari, vedi Modugno e tragici, morte di Tenco, ebbero però il merito di scandire, anno dopo anno, il mutare del costume italiano  e la sua evoluzione e chissà, oggi la sua involuzione.

Tutto cambia  e tutto passa, come raccontava il nostro grande drammaturgo Eduardo De Filippo, ma  il Festival no, è sempre lì, immortale,  come roccia marina  al vento che da secoli i marosi hanno scalfito ben poco.  Ed è così, come ricorda il grande intellettuale siciliano,  scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nella sua versione gattopardesca, “Se vogliamo che tutto rimanga come  è, bisogna che tutto cambi”. E in effetti , qui a Sanremo, da sempre euforia, allegria, luci, fiori, feste,canzoni, libagioni, notti  brave su grandi yacht ancorati, battenti  ogni bandiera. Al vecchio porto e al nuovo . Insomma quella gioia di vivere comunque sia, folla plaudente e gaudente, che si accalca  alle transenne del teatro  Ariston di via Matteotti, pioggia o sole, dove ragazzini, curiosi e soprattutto medie  e vecchie signore, scricchiolanti  su gambe rinsecchite  da rotule consumate,  tacco 12 e di più, pittate come tavolozze  colorare,  chili di fard  che eroicamente cercano di tamponare  rughe e difetti, che  anni feroci e tiranni non  perdonano. Tutta questa fauna variegata è a distanza di sicurezza dall’Ariston, per l’occasione sono arrivati 300 agenti, oltre i  locali mobilitati. Malgrado tutto, dalla francese  vicina Nizza , bande  di ladri professionisti, per l’occasione noi mai secondi, sono arrivati da mezza Italia, sembra  Napoli si aggiudichi  il primato, come le forze dell’ordine a volte dichiarino ed anche il sottoscritto “doverosamente”,  ha pagato pegno dando il suo modesto obolo.

Oggi, come ieri e come domani, bisogna che tutto cambi, ma  tutto resta, dove la musica  è nell’aria  e  la notte non arriva mai. “Sam suona please. continua Sam,  come “Casablanca” ci ricorda.

toto torri

 

 

 

 

 

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