Nato nel 1951 il Festival di Sanremo ebbe immediato successo

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di Toto Torri

Il 29 gennaio del 1951 nel Salone delle Feste del Casinò municipale, nacque quasi per gioco,  un divertimento in musica per il  turismo, che in quegli anni svernava a  Sanremo. Si voleva rilanciare la casa da gioco  e quel turismo d’élite affollava il Casinò, gli Hotel di gran lusso, strutture alberghiere  d’eccellenza,  campi da Golf, open di tennis , concorsi ippici,  convegni scientifici, mostre,concerti della Sinfonica Sanremese,  martedì letterari , teatro,   con il supporto naturale  del clima temperato della Riviera dei fiori,  riuscirono in questo modo  a   tenere ancorato per lunghissimi anni  su quel pezzo di terra baciato dal sole, il  più grande mercato del  turismo internazionale, che ci veniva invidiato da buona parte del mondo.

Con la decadenza morale, la vergogna di una politica corrotta che ci portiamo dietro da oltre 20 anni, nel bel mezzo di una crisi epocale, la maggioranza degli alberghi di lusso che raccontavano la  storia ricca di secoli,  hanno chiuso i battenti,  ne resistono  a malapena un paio, e il degrado in questa magnifica  e vivace città  si sente, si vede e perfino la floricultura di pregio  coltivata a terrazze  sulla città, ne ha risentito  e ha danneggiato pesantemente l’economia generale.

Solo il Festival è il miracolato  e quella  idea geniale lunga 69 anni, malgrado periodi di magra e di navigazione agitata,  è riuscito a non farsi condizionare ed  a vivere alla grande per lunghi anni ed a primeggiare come il massimo evento della nostra televisione, scandendo in musica la storia e il costume del nostro paese. Anche quest’anno la messa cantata della RAI  è stata fissata  la prima settimana di febbraio.

Quel Festival del ’51, come semplice diversivo, fu veramente la magia  di Pier Busseti, un  uomo intelligente, un esperto di turismo,  pubblicitario, un cammeo in quegli anni  e nel 1949 prese in gestione il Casinò che aveva bisogno di essere rilanciato.La nostra musica passava un bruttissimo periodo, resisteva la melodia napoletana che portavano nel mondo i nostri migranti. Ancora nel 1950 furoreggiava  una immensa  Edith Piaf e” Le sue foglie morte”, un po’  di ritmo  di samba dal  Sud America, ma soprattutto  da oltre Oceano il primo  swing, le prime note jazz che arrivarono a bordo delle jeep americane, che nel giugno del 1944 liberarono Roma, quella guerra si concluse disastrosamente nel 1945.

Roma,  era disastrata, una  città in ginocchio, interi quartieri  distrutti, come San Lorenzo, dalle bombe micidiali che notte e giorno buttavano a grappoli le fortezze volanti dei  liberatori. La città era affamata, mortificata, umiliata, ferita mortalmente da una guerra perduta  drammaticamente,  voluta dall’ avidità di potere di un folle sconsiderato, un pazzoide  arrogante.

Nel 1951 quando nacque quel primo Festival, noi ginnasiali e liceali,  già dal 1944 ’45 si era pieni di entusiasmo,  volevamo   gia’ allora cambiare il mondo  e non ci si è riusciti, neanche  nel ’68.  Quel grande sogno non si è avverato, ma ci ha fatto sognare.

Le note della leggendaria musica americana, l’avevamo metabolizzata  e andavamo ad esaltarci la mattina alle 10 al cinema Splendore , ora non c’è più, era al Tritone di fronte al  Messaggero, i più audaci di noi , segavano le aule scolastiche,  già le prime ragazzine sveglie ci seguivano  e ci fiondavamo in quel cinema. A suonare  un giovane preparato e appassionato, un maestro di 22 anni, Piero Morgan, il famoso Piero Piccioni, che poi è stato  autore soprattutto delle colonne sonore di quasi tutti film di Alberto Sordi  suo amico personale . Piero Morgan formò  una band la 013, lui era già un  amante,conoscitore di jazz, a 13 anni  componeva , direttore  d’orchestra,  arrangiatore , suonava il pianoforte e l’organo, con lui 18 scatenati  giovani,  fiati, trombe, tromboni, sax, clarino , un paio di violini, chitarra. un contrabbasso e un virtuoso batterista Paolo Tagliaferri, Max Cattaneo al sax alto, al pianoforte  il primo crooner italiano Bruno Martino,  quello de “La chiamano estate”,  Gianni  Vallone tromba,    Stelio Subelli tromba, conoscemmo e amammo  Beddy Goodman, Glen Miller, il primo “Buchi”  “In The Mood”,” Monlight Serenade”, ”Sun Valley”,  quel mitico “What a wonderful word”,   colonna sonora di  Armstrong  , che è stato certamente il più popolare cantante e trombettista di jazz  di quell’ epoca.Quella musica fu il fenomeno del ‘9oo, nacque , arrivava   da New Orleans. Armstrong raggiunse la  popolarità italiana proprio per merito  del  Festival  del 1968 ,   che  rimase al   Casinò  fino al 1977,   per poi trasferirsi al teatro Ariston.

Quel  ’68   fu  segnato dalla rivolta culturale ,con la protesta  della gioventù studentesca insieme alla massa  della classe  operaia,  ebbe la  sua apoteosi, il 24 febbraio del ’68 .

Appena  pochi giorni prima, al Festival, Armstrong  presentò  quel “Mi va di cantare”,   di  Vincenzo Buonassisi,  giornalista noto del Corriere della Sera e di Aldo Valleroni, personaggio popolare della Versilia,  de La Nazione di Firenze  e noto autore di canzoni ,   alcuni anni prima a La Capannina di  De Franceschi di Viareggio un notissimo locale alla moda , inventò il primo festival della Canzone, che durò appena due anni , forse i tempi non erano ancora maturi  e  naufragò.

Quel brano ,  “Mi va di cantare” , ebbe un risvolto curioso e simpatico, in quel Festival,  il primo presentato da Pippo Baudo , tolse la tromba ad Armstrong che continuava  imperterrito a cantare e suonare, non sapendo che si trovava ad un Festival che aveva  il suo regolamento.

Quella idea semplice, ma geniale  di Pier Busseti , con la  collaborazione   intelligente dell’allora direttore artistico, il maestro Razzi dell’EIAR,  la RAI  di oggi,  promozionò la rassegna  con la  radio ininterrottamente. Era il 31 gennaio del 1951, terza serata e finalissima del Festival, presenta Nunzio Filogamo, un siciliano di Palermo, un  laureato, un  un raffinato  dicitore, un signore che con  grazia e umiltà,  lasciò la sua impronta in quei primi Festival con il famoso, “Amici vicini e lontani buonasera ovunque voi siate”,   tanto da  diventare poi un simpatico tormentone.

”Grazie dei fiori”, una beguine di Serafini, Panzeri ,Testoni, venne portata al successo da Nilla Pizzi, un pezzo di ragazzona , florida , bella,  piena,razza contadina,  era nata nell’aprile del 1919 a Sant’Agata Bolognese, in provincia di Bologna, scomparsa nel 2011.  Quella giunonica  ragazzona dal sangue caldo e dai toni alti  con una forte personalità , diventerà poi  la regina della canzone . Con lei arriverà  anche il reuccio   Claudio Villa, un  grande romano di Trastevere. Quell’evento  canoro del 1951 ,divenne poi,una manifestazione a livello internazionale  trasmessa in tutto il globo.

La storia del  festival non è stata sempre esaltante. Ha vissuto periodi di crisi profonda, litigi   fra  organizzatori , Ravera, Radaelli, Aragozzini.

Ladislao Sugar  fu  il mentore discografico che capì immediatamente  che il maggior  business discografico sarebbe nato   proprio da quella rassegna . Si è parlato  di brogli, combine, querele ,cause, ma poi  alla fine quelle canzonette sono state il deterrente che si è ripetuto negli anni. Non sono mancati episodi drammatici,  il 26 gennaio del 1967, la morte suicida del cantautore  genovese  a soli 29 anni, il bravissimo  Luigi Tenco, il suo valore artistico venne poco apprezzato,  precorreva troppo i tempi .

Dieci anni anni prima , su quel piccolo palco del SaLone delle Feste del Casinò, arrivò un uomo del Sud , un grandissimo, che voleva fare l’ atttore, fu un  innovatore ,un  genio. Quel cocciuto  pugliese,  un saltimbanco del palcoscenico fu un autore  speciale. Inizia così la  favola di di Domenico Modugno, il primo cantautore che esplose letteralmente  e   commosse l uditorio tutto, con quel originale  liberatorio “Nel blu dipinto di blu,” un inno alla vita . Mimmo rivoluzionò letteralmente il panorama della nostra canzone , sbaragliò tutti e si impose nel mondo con quel brano  con le parole di un altro  fin allora sconosciuto, il paroliere Franco Migliacci.

Da quell’istante il Festival si trasformerà in una grande manifestazione di massa e con la televisione e  con  quella ventata di novità invaderà  il mondo, tanto che   la nostra industria del disco dall artigianale passò ad essere industriale.

Per la prima volta le major americane invasero il nostro paese , la Decca  una delle più  forti  si  appropriò diritti in esclusiva . Quel Volare , fu per cinque settimane primo nelle hit    e vinse    il  famosi Grammy , gli Oscar  della musica. Da lì il viaggio di Volare, è proseguito nel mondo, è stato inciso infatti da Luois Armstron , i Platters, Frank SInatra, Sammy Davis,Ella Fitzgerald, Deazan Martin,Bobby Rydell, Barry White, Ray Carles gli U2  e tanti ancora. E’ stato tradotto in circa 20 lingue anche in giapponese e  ha venduto una cifra record  di circa  100 milioni di copie,una leggenda.

toto torri

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