“MARY SHELLEY Un amore immortale”: dal 29 agosto al cinema

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MARY SHELLEY

Un amore immortale

un film di

HAIFAA AL MANSOUR

 

con

ELLE FANNING     DOUGLAS BOOTH TOM STURRIDGE            BEL POWLEY

 

 

AL CINEMA DAL 29 AGOSTO 2018

 

 

CAST ARTISTICO

 

ELLE FANNING                                                              Mary Shelley

 

DOUGLAS BOOTH                                                        Percy Shelley

 

TOM STURRIDGE                                                          Lord Byron

 

BEL POWLEY                                                                 Claire Clairmont

 

BEN HARDY                                                                   John Polidori

 

MAISIE WILLIAMS                                                         Isabel Baxter

 

JOANNE FROGGATT                                                    Mary Jane Clairmont

 

STEPHEN DILLANE                                                      William Godwin

 

CIARA CHARTERIS                                                      Harriet Shelley

 

HUGH O’CONNOR                                                        Samuel Taylor Coleridge

 

JACK HICKEY                                                                Thomas Hogg

 

 

 

 

CAST TECNICO

 

Diretto da                                                                   HAIFAA AL MANSOUR

 

Scritto da                                                                    EMMA JENSEN

HAIFAA AL MANSOUR

 

Prodotto da                                                                AMY BAER

ALAN MOLONEY RUTH COADY

 

Produttori esecutivi                                                  JOHANNA HOGAN PETER WATSON MATTHEW BAKER ISABEL DAVIS CHARLES AUTY PHIL HUNT COMPTON ROSS EMMA JENSEN JOANNIE BURSTEIN REBECCA MILLER MARK AMIN

 

Case di produzione                                                 GIDDEN MEDIA PARALLEL FILMS JULIETTE FILMS BFI FILM FUND

 

Fotografia                                                                  DAVID UNGARO

 

Montaggio                                                                  ALEX MACKIE

 

Scenografie                                                               PAKI SMITH

 

Casting                                                                       HEIDI LEVITT

 

Costumi                                                                      CAROLINE KOENER

 

Musiche                                                                     AMELIA WARNER

 

 

Distribuito da                                                             NOTORIOUS PICTURES

LA STORIA

 

Mary Shelley racconta la storia di Mary Wollstonecraft Godwin, autrice di uno dei più famosi romanzi gotici del mondo “Frankenstein”, e della sua relazione ardente e tempestosa con il poeta romantico Percy Bysshe Shelley. I due giovani legati da una chimica naturale e idee progressiste che vanno oltre i limiti della loro età e del loro tempo, dichiarano il loro amore reciproco alla famiglia che li ostacola e per questo fuggono insieme. A soli18 anni, Mary è costretta a sfidare i tanti preconcetti contro l’emancipazione femminile, a proteggere il suo lavoro di scrittrice e forgiare la propria identità.

 

LA PRODUZIONE

 

Mary Shelley è stato girato in sei settimane in Irlanda e in Lussemburgo nei mesi di febbraio e marzo del 2016. Il film, prodotto da Amy Baer di Gidden Media (Last Vegas) e Ruth Coady e Alan Moloney di Parallel Films (La battaglia di Jadotville, Brooklyn), è diretto da Haifaa Al Mansour, che ne firma anche la sceneggiatura insieme ad Emma Jensen.

 

La sceneggiatura

La sceneggiatura di Mary Shelley è stata scritta da Emma Jensen, con la collaborazione della regista Haifaa Al Mansour. Haifaa ha trovato uno spirito affine in Mary Shelley, cosa che le ha fatto decidere di accettare il progetto, e dice: “Vengo dall’Arabia Saudita e sebbene questo sia un film d’epoca inglese sulla storia di una giovane ragazza che sta crescendo e cerca di trovare la sua strada, circondata da preconcetti di cui vuole liberarsi, mi sono davvero identificata con la protagonista”.

La produttrice Amy Baer dice della sceneggiatura: “Ero sbalordita del fatto che Mary avesse solo 18 anni quando ha ideato e scritto Frankenstein. Ho pensato subito che questa fosse una storia che dovesse essere raccontata”. Il produttore Alan Moloney aggiunge che la storia “sostanzialmente sovverte tutto ciò che noi pensiamo di sapere dei primi anni del 1800 in Inghilterra, e mi è piaciuta!”. La produttrice Ruth Coady ha

 

detto di essere stata “travolta dalla forza e dalla determinazione che questa giovane donna trova dentro di lei” e che la vita di Mary Shelley è “una storia potente, molto rilevante anche in questo momento storico”.

Per la protagonista Elle Fanning, che interpreta Mary Woolstonecraft Godwin, la sua vicinanza di età con il personaggio al momento della stesura di Frankenstein, e la sua visione progressista, hanno reso quello della scrittrice un ruolo ideale – e dichiara: “Poter interpretare una donna che era così avanti con i tempi su tantissime cose, mi ha davvero colpito. Ero molto nervosa e spaventata, perché nessuno ha mai raccontato prima questa storia, e perché è davvero speciale. Ho pensato che tutti dovessero conoscerla. Sebbene ambientato nel 1800, penso che il suo percorso sia molto moderno e rilevante anche per il mondo di oggi”.

 

Haifaa Al Mansour alla regia

Amy Baer ha detto di aver voluto specificamente una regista donna per Mary Shelley, “Non mi era mai capitato nella mia carriera di leggere una sceneggiatura e dire ‘Voglio una donna a dirigerlo’, devo dire che questa è stata la prima volta perché sentivo che il tema della storia, e quello che Mary ha vissuto, fossero specifici di ciò che vive una donna”.

Il suo collega, il produttore Alan Moloney, ha aggiunto che ciò che lo ha davvero colpito della storia di Haifaa “è il fatto che è una donna cresciuta in Arabia Saudita, in un ambiente in cui le donne non hanno gli stessi diritti che hanno nella cultura occidentale, e lei ha dovuto lottare moltissimo, come artista, per far sentire la propria voce, più o meno come ha fatto Mary Shelley. Ci sono delle analogie molto chiare tra la sua esperienza di vita e l’esperienza di Mary di 200 anni fa, cosa che apporta una vena molto contemporanea al film”.

Commentando la numerosa squadra di donne che hanno lavorato al film, Haifaa ha dichiarato: “Sinceramente mi sento molto in sintonia con tutte le donne che lavorano in questo film e sono molto entusiasta di lavorare su questo particolare progetto – con due produttrici, una montatrice e una compositrice”.

Elle Fanning, che interpreta Mary Shelley, sull’avere Haifaa come regista ha dichiarato: “Lei sa cosa vuol dire essere una donna, crescere e superare le difficoltà che tutte le

 

donne incontrano. Questa sceneggiatura ha dato vita a moltissime donne forti, è molto potente, lo si può percepire anche sul set”.

Douglas Booth, che recita al fianco di Elle nel ruolo del suo compagno Percy Shelley, concorda: “Proprio perché Haifaa ha dovuto lottare per ogni singolo traguardo raggiunto, penso che abbia una comprensione molto reale di ciò che voglia dire essere una donna con una storia da raccontare, ma ostacolata dalla società. Lei capisce a pieno il viaggio di Mary. Ha una grande comprensione dell’umanità, delle persone e penso che questo si rifletta davvero nel film”.

Ben Hardy, che interpreta Mr. Polidori, dice “È assolutamente giusto che ci sia una donna a dirigere questo film, perché Mary è il fulcro della storia ed è una forza femminile così potente all’interno di una comunità molto dominata dagli uomini. Penso che anche il suo film precedente (La bicicletta verde) abbia temi simili”.

 

Il giovane cast del film

“Lavorare con giovani attori e attrici è incredibile, hanno tanta energia e una carica incredibile nel voler fare le cose – mi fa sentire giovane”, ha detto la regista Haifaa Al Mansour. Elle Fanning ha aggiunto: “È molto bello lavorare con persone della tua stessa età. C’è sicuramente più energia. Parli delle stesse cose e guardi la vita allo stesso modo. Di solito sono la più giovane sul set. Inoltre, penso che avere la stessa età dei nostri personaggi abbia davvero arricchito il film. Ti dà davvero una carica maggiore – è difficile da descrivere ma funziona moltissimo per la storia”.

I produttori Amy Baer e Alan Moloney hanno detto del loro giovane cast: “Pensavamo fosse importante per il ruolo di Mary trovare un’attrice che avesse un’età appropriata per rendere autentica la storia”. Douglas Booth ha aggiunto: “Lavorare con questo cast è stato fantastico. Io, Elle e Bel iniziamo a dare vita alla storia, poi si uniscono i personaggi di Tom e Ben. Penso che l’intero cast sia perfetto”.

 

Le relazioni

Le relazioni sono il fulcro di Mary Shelley, rappresentano la cornice dentro la quale Mary cerca ardentemente la propria identità, respingendo le attese della società, l’eredità dei suoi genitori e il carattere opprimente del suo partner. Le varie relazioni che

 

esistono in questo film – tra Mary e suo padre, Mary e sua sorella Claire, il rapporto tra Mary e Percy, Claire e Lord Byron, Lord Byron e Percy, Lord Byron e Polidori, Polidori e Mary e infine i rapporti di interconnessione tra tutti i personaggi principali – sono alla base di questo film.

 

Claire e Mary

“La relazione di Claire con Mary è complicata. Penso che probabilmente Claire volesse essere Mary. Non è gelosa di lei ma cerca di emularla. Se Mary conquista Shelley, allora Claire conquisterà Byron! Ma penso che si amino incondizionatamente, anche se sono sorellastre. Lei è un po’ dipendente da Mary, ma le vuole bene e la adora”, dice Bel Powley del suo personaggio, Claire.

“Sono lo ying e lo yang”, afferma la produttrice Amy Baer. “Penso che nella realtà una fosse un po’ più elegante, erudita ed educata e l’altra più selvaggia e frivola, ma insieme hanno creato un’energia fortissima. Claire non è straordinaria come Mary, ma senza dubbio c’è un vero amore tra queste due sorellastre, si proteggono a vicenda”.

 

Mary e Mr. Godwin

“L’unica figura genitoriale nella vita di Mary è suo padre, per questo quando lui rifiuta tutti i suoi manoscritti, è come un pugnale nel suo cuore. Un uomo così rispettato nel suo campo che non riesce a porre fiducia nella sua stessa figlia. Tutto quello che lei desidera è il suo benestare”, dice Elle Fanning di Mary.

 

 

 

 

Polidori e Mary

“Il rapporto del mio personaggio con Mary è un po’ l’antitesi della sua relazione con Shelley. Lui è il cattivo, io sono il bravo ragazzo, destinato a rimanere sempre e solo un amico”, dice Ben Hardy, che interpreta Polidori.

 

Mary e Percy

 

“Lui è quello giusto per lei. Con lui sente di poter affrontare il mondo e ogni tipo di avversità, e tutto andrà bene perché si appartengono l’un l’altro. Ci sono volte in cui lei mette in dubbio le sue convinzioni. Ma alla fine, sa che il loro amore, questa folle ed enorme storia d’amore, è abbastanza forte da resistere a tutto”, dice Elle Fanning di Mary. Per Shelley, stare con Mary è “Una sfida… lui la sfida a vivere questa vita con lui. Lei era incredibilmente intelligente, aveva questa forte sensualità… era sfacciata, per questo lui si innamorò alla follia di lei”, sostiene Douglas Booth.

 

Lord Byron e Claire

“La loro relazione, se così si può chiamare, è relativamente complicata e penso anche piuttosto squilibrata. Le sensazioni di Claire sono potenzialmente molto diverse da quelle di Byron”, afferma Tom Sturridge. “Claire è una donna molto determinata, non accetta un no come risposta, sa quello che vuole. E vuole Byron. E anche se le cose si mettono male per lei, non smette mai di credere in se stessa”, dice Bel Powley del rapporto tra Claire e Lord Byron.

 

Shelley e Lord Byron

Douglas commenta che, a suo parere, “Shelley ammirava Byron, ne era affascinato. Byron era una star al tempo, e Shelley lo rispettava davvero, per quello che era e per quello che rappresentava”.

 

Mary, Percy e Claire

“Claire non è la bimba del trio; non è la sorellina stupida, è molto intelligente e sta lottando per lasciare il segno sugli altri due”, dice Bel di Claire. “La loro era una relazione non convenzionale, vissuta come un’unità, e c’era chiaramente un rapporto molto forte tra tutti e tre”, dice Amy Baer.

 

I costumi d’epoca

Per l’attrice protagonista Elle Fanning, Mary Shelley è stata la sua prima incursione nel mondo dei costumi d’epoca. “È stato molto interessante! Non avevo mai fatto un film storico quindi non avevo mai indossato un corsetto o cose del genere. Sicuramente ti

 

muovi in un modo diverso, la tua postura è totalmente diversa. E ciò influenza le riprese in molti modi”.

“Per me è tutta questione di scarpe”, dice Ben Hardy (Polidori), “Le scarpe fanno la differenza in tutto. Le scarpe con il tacco come le mie in questo film, influenzano il modo in cui cammini”.

Bel Powley ha dichiarato: “Adoro fare film storici perché i costumi d’epoca ti forniscono in sostanza un altro livello su cui il tuo personaggio può lavorare. Corsetti, parrucche, vestiti, ti aiutano a sentirti diverso e aggiungono immediatamente al tuo personaggio altri elementi, che puoi costruire nella tua performance”.

Tom Sturridge, non estraneo ai film d’epoca, ha detto sulle riprese di Mary Shelley: “Penso che i vestiti siano sempre una parte integrande del personaggio, ma ciò che è interessante di questo film è che hai a che fare con persone che si sono ribellate a ogni tipo di conformità del periodo… questi ragazzi erano liberi”.

Douglas Booth, che interpreta Percy Shelley, ha lavorato con la costumista Caroline Koener e ha persino creato un profumo! “In un precedente film avevo creato un profumo con una donna straordinaria, che si chiama Azi, a Londra, così ho lavorato di nuovo con lei per creare un profumo per Percy per questo film”.

 

Le scenografie d’epoca

Sul processo di lavorazione di Mary Shelley, lo scenografo Paki Smith ha detto: “Faccio da solo molte illustrazioni, che sono essenzialmente immagini dei miei pensieri. Perdermi nell’azione del disegnare è come camminare mentalmente nello spazio. Volevo che le case avessero una qualità orizzontale, cosa che a Londra non esiste più. Ho trovato alcune fotografie delle zone limitrofe alla cattedrale di St. Paul del 1880 che mostravano la locanda ‘Coaching Inn’ prima che fosse demolita…. sembrava che stesse affondando nel terreno. Mi sono ispirato a questa per il negozio dei Godwin e la strada che lo circonda”.

In termini di sfide particolari per ricreare gli spazi dell’Inghilterra del XIX secolo, Paki ha detto: “C’è sempre un set che crea più problemi degli altri. In questo caso è stato il teatro in cui Mary vede l’esperimento con le gambe di rana. Avevamo trovato una vecchia casa popolare che avremmo potuto utilizzare per le scene della Villa. Io e Nigel

 

Pollock, il direttore artistico, ci siamo rivolti alla persona che ci stava mostrando la casa e gli abbiamo chiesto, in maniera molto scherzosa, se avesse anche uno spazio interno particolarmente alto che avremmo potuto usare come set per il teatro, e l’uomo ci ha mostrato il fienile sul retro. Era perfetto! Quello era il tipo di fortuna di cui avevamo bisogno. Ci ha fatto un regale davvero inestimabile”.

Un’altra sfida del ricreare il mondo del 1880 era rimuovere tutti gli elementi moderni dai luoghi delle riprese. Paki spiega, “Per esempio, abbiamo trasformato il Collins Barracks a Dublino nella Skinner Street di Londra con il negozio dei Godwin. Il decoratore del set, Kevin Downey, ha tirato fuori dalla spazzatura ogni sorta di cosa che ci potesse tornare utile, come dei gusci di ostrica, che erano perfetti per quell’occasione”. Per quanto riguarda le sue scene preferite, dice: “Sono le scene nella villa di Ginevra, dove penso ci siano molti bei dettagli e l’energia è semplicemente meravigliosa”.

Le riprese di Mary Shelley si sono svolte in Irlanda e in Lussemburgo e Paki ha osservato che “Ci sono dei limiti da considerare, quando si gira un film. Il budget, il calendario delle riprese e, nel caso di questo film, un fattore importante è rappresentato dai due diversi paesi. Abbiamo girato praticamente la maggior parte degli esterni di Londra a Dublino e poi gli interni di casa Godwin in Lussemburgo”.

 

I quattro protagonisti

Elle Fanning/Mary Shelley

“Sentivo un’enorme responsabilità nell’interpretare Mary – è un personaggio davvero sfaccettato”, dice Elle sull’affrontare il ruolo. Parla anche delle sfide del rappresentare l’evoluzione di Mary, da ragazza a donna, dicendo: “È la storia di una ragazza che cresce e trova la sua strada, uscendo dall’ombra della sua famiglia”. Discutendo delle sfumature del personaggio di Mary, Elle nota: “È uno spirito libero e potente. È curiosa e un’attenta osservatrice”.

Parlando di come si è preparata per il ruolo di Mary Shelley, Elle ha detto: “Ho letto molto, ovviamente la prima cosa che ho fatto è stata leggere Frankenstein, in realtà porto ancora il libro con me e lo leggo qualche volta prima di andare a letto, giusto per sentire un po’ la voce di Mary. È scritto così magnificamente!”.

 

Per i produttori era importante scegliere qualcuno con l’età adatta: “Il ruolo richiedeva qualcuno che potesse interpretare la parte in modo autentico, ma che avesse anche la capacità di sostenere quella performance. Si parte da Mary che è essenzialmente un’adolescente, e poi diventa una donna e combatte per qualcosa che ha creato – in contrasto con le norme convenzionali della sua società. Elle è stata davvero una scelta naturale”, ha detto Amy Baer, aggiungendo: “Il ruolo di Mary coincide con la vita di Elle e il suo diventare donna. Siamo stati molto fortunati perché si è innamorata della storia di Mary – è stato un felice connubio tra l’attrice e il personaggio”.

 

Douglas Booth/Percy Shelley

Parlando della sua familiarità con Percy Shelley prima del progetto, Douglas ammette: “All’inizio non lo conoscevo bene, ma quando ho fatto delle ricerche e guardato dentro di lui, in realtà ho visto più della sua poesia, ho capito che era un anarchico; voleva essere un rivoluzionario”. Douglas ha aggiunto: “È molto più che una persona innamorata e un poeta romantico, è un personaggio imperfetto – ha così tante caratteristiche meravigliose ma ce ne sono anche tante che sono devastanti per le persone intorno a lui”.

Per capire meglio il personaggio che stava per interpretare, Douglas dice di aver letto diversi libri, tra cui l’acclamata biografia di Richard Holmes, Shelley: The Pursuit; “Tra tutte le informazioni che sono venute fuori, risaltava quella dell’essere perseguitato – non solo da parte dei creditori, della sua famiglia, da Mr. Godwin quando scappa con le sue figlie, ma è stato costantemente perseguitato dai suoi demoni e il suo desiderio di vivere una vita che era così anticonvenzionale per quei giorni”.

“Shelley era un uomo che quando entrava in una stanza, le donne svenivano, per questo volevamo essere sicuri che la cosa fosse credibile. E Douglas c’è riuscito. Avevamo provinato molti attori ma lui è stato insuperabile”, ha detto la produttrice Amy Baer. Il collega produttore Alan Moloney ha aggiunto: “Per il ruolo di Shelley, i nostri punti di riferimento sono stati Mick Jagger, Marianne Faithful, Pete Doherty e Amy Winehouse. Sono tutti un po’ decadenti e avevamo bisogno di qualcuno complementare ad Elle e a quello lei porta al ruolo di Mary”.

 

Tom Sturridge/Lord Byron

“Io penso che Byron sia un uomo coraggioso, imprevedibile e appassionato. È una figura storica sorprendente. La prima cosa che ho fatto è stata leggere le sue poesie e le sue lettere, ho letto anche alcune biografie per farmi un’idea di quell’uomo”, ha detto Tom. La barba che Sturridge si è fatta crescere per il ruolo, è ispirata a un famoso dipinto di Byron di Thomas Phillips.

Il produttore Alan Moloney ha dichiarato: “Tom ha interpretato il personaggio in modo molto interessante… siamo così abituati all’idea che Byron fosse bello e disinvolto, cosa che in realtà non era particolarmente. Quello che Tom ha apportato al ruolo è stata l’eccentricità di Byron”.

 

Bel Powley/Claire

“Queste due donne, Claire e Mary, erano incredibilmente lungimiranti per la loro età e il loro tempo. È molto interessante poter interpretare un ruolo che risale al XIX secolo, ma che è allo stesso tempo molto moderno; è come se fossero gli anni sessanta, ma in realtà è il 1800”, dice Elle. Per quanto riguarda il modo in cui si è preparata per il ruolo, Bel dice: “Esiste molto materiale da poter leggere e fortunatamente ci sono ancora diverse lettere di Claire disponibili, quindi ci si può davvero fare un’idea di lei attraverso la sua scrittura. Quando interpreti un personaggio che è realmente esistito, vuoi onorare quella persona e renderle giustizia, specialmente perché è stata una donna così straordinaria”.

 

La preparazione

Gli attori principali hanno fatto ricerche sui propri personaggi rileggendo Frankenstein e le opere di Shelley e Byron, così come la corrispondenza personale tra i due, che esiste ancora oggi. Elle dice: Quando interpreti una persona reale, senti un’enorme responsabilità. La prima cosa che ho fatto è stata leggere Frankenstein. Non conoscevo i dettagli della vita di Mary, è stato davvero molto interessante per me. Lei, Claire e Shelley erano come gli hippy negli anni ’60 – erano in anticipo sui tempi”.

Oltre a leggere la corrispondenza di Claire, Bel dice: “Ovviamente ho letto

Frankenstein, è un lavoro straordinario. Ho anche letto molte cose di Byron”.

 

Ben Hardy afferma: “In realtà avevo studiato Frankenstein a scuola, quindi l’ho riletto di nuovo. Leggendo anche le poche opere di Polidori, che è morto a soli venticinque anni. Ho letto alcune opere di Byron e Shelley, non avevo approfondito il movimento romantico molto bene a scuola”.

Sul prepararsi a interpretare il ruolo di Shelley, Douglas ha detto: “Ho fatto molte ricerche sul personaggio e ho cercato di leggere il più possibile. Ho letto Percy Shelley: The Pursuit e Being Shelley“. Attraverso la sua ricerca, Booth ha detto che: “Ho iniziato a cercare di capire chi fosse questa persona e ho scoperto molte cose davvero affascinanti e interessanti”.

 

Le scene preferite

Per Elle, “Al 100% è la scena in cui mi siedo per scrivere Frankenstein… è una grande scena… sì, è davvero grandiosa. Mi hanno dato carta e penna e ho scritto con la mia calligrafia tutti gli estratti che sono stati filmati”.

Per la regista Haifaa sono le scene tra Percy e Mary, “Ci sono diverse scene in cui tra i due c’è moltissima passione; mi è piaciuto tantissimo dirigerle”.

Amy Baer ha detto che c’è una scena tra Mary e Shelley che ha apprezzato particolarmente, quando per la prima volta lei si confronta con la potenziale infedeltà di lui, “È il momento nella storia in cui Mary cresce e la performance di Elle è semplicemente mozzafiato”.

Le scene preferite del produttore Alan Moloney sono le sequenze di Byron in Svizzera, “Per me quella particolare sezione della storia è paragonabile a quel periodo di tempo che i Rolling Stones hanno trascorso nel Sud della Francia”.

 

 

Il messaggio

Sebbene il film sia un dramma ambientato nell’Ottocento, Mary Shelley contiene un messaggio molto moderno, come dice Tom Sturridge “Si tratta dell’emancipazione dell’anima di una giovane ragazza e penso che, in qualunque periodo si viva, si possa riconoscere quel desiderio di libertà”.

 

Alan Moloney dice: “È una storia sulla crescita di una ragazza, che esprimere, attraverso le sue esperienze e la sua scrittura, il modo in cui supera i conflitti e i demoni che incontra nella vita”. Amy Baer aggiunge: “È una storia sulla crescita di una giovane donna che cerca di trovare la sua strada, e penso che sia universale, ambientata 200 anni fa o due settimane fa. E poi Frankenstein è anche il precursore del genere della fantascienza ed è stato scritto da una donna!”.

La regista Haifaa Al Mansour ha dichiarato: “Il film è ambientato duecento anni fa, ma credo che ci si possa relazionare anche tutt’oggi. Stavano spingendo i confini, rivoluzionando i costumi, c’è qualcosa nel film in cui ogni ragazzo di 18 o 19 si rispecchierà”.

 

Le musiche di Amelia Warner

Amelia ha dichiarato: “Frankenstein è sempre stato uno dei miei libri preferiti e l’ho letto diverse volte, ma non sapevo nulla di Mary Shelley. Sono rimasta scioccata nello scoprire quanti anni avesse quando ha scritto il libro. Ammiro moltissimo lei e i suoi lavori. Fare quello che ha fatto lei ai suoi tempi… è un miracolo”.

Parlando della sua ispirazione, Amelia ha detto semplicemente “È sempre stata Mary. Volevo che la musica riflettesse il suo personaggio, il suo viaggio emotivo e la sua prospettiva”.

Warner ha detto che la colonna sonora di Mary Shelley, “Contiene due temi: Mary e il Mostro. All’interno di Mary c’è la storia d’amore con Percy, la sua forza, le sue delusioni e la sua ispirazione. Il tema del Mostro riguarda più le storie di fantasmi da cui era ossessionata la stessa Mary, il mondo ultraterreno e, in ultima analisi, l’oscurità dentro di lei”.

Parlando del processo musicale, Amelia ha dichiarato: “Abbiamo trovato alcuni musicisti straordinari e due incredibili cantanti, che sono una parte enorme della colonna sonora. Abbiamo usato un soprano e un controtenore e li abbiamo fatti cantare in modo molto espressivo. Ad esempio, quando le cose cominciano ad andare fuori controllo, nelle scene di Ginevra, abbiamo fatto cantare i cantanti correndo su e giù per le scale, per creare un disorientamento inquietante”.

 

Parlando della creazione della colonna sonora, Amelia ha dichiarato: “Abbiamo usato molti sintetizzatori a più livelli con l’orchestra, che hanno creato delle novità e una modernità che penso si adattino bene al personaggio di Mary”.

Amelia ha aggiunto: “Mi sono sentita onorata di poter lavorare sull’incredibile storia di questa donna eccezionale e di come sia arrivata a scrivere questo libro davvero iconico”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTERVISTA ALLA REGISTA HAIFAA AL MANSOUR

 

 

Parlaci della storia di Mary Shelley. Come sei stata coinvolta in questo progetto?

 

I produttori mi hanno mandato la sceneggiatura e, devo ammettere, all’inizio ero scettica. Non mi sentivo molto affine a quella storia, perché il periodo e l’ambientazione erano così lontani da ciò ero abituata a trattare. Ma quando ho letto la storia di Mary Shelley, ho sentito una connessione istantanea. È cresciuta in questa cultura molto conservatrice, dove i ruoli femminili erano molto più rigidi e le opportunità erano estremamente limitate. Ma lei è andata oltre e ha scritto una storia che continua tutt’oggi a catturare l’immaginazione dei lettori. Quello che amo è che lei ha scelto di scrivere un libro che era così al di fuori dei limiti “accettabili” della letteratura per le donne, e ha creato un genere (fantascienza) che continua ad essere dominato da voci maschili. Ha scritto un libro che sfidava la dottrina religiosa e sollevava nuove questioni etiche sull’impatto che una sperimentazione scientifica avrebbe avuto sulla società.

 

Ci sono delle somiglianze tra Mary Shelley e La bicicletta verde?

Sebbene siano ambientati in due tempi e mondi diversi, la storia di Mary ha alcune analogie molto interessanti con quella di La bicicletta verde. Entrambe le giovani donne stavano lottando contro le strutture sociali conservatrici per perseguire la vita che volevano vivere. Sono entrambe donne che seguono impazientemente il loro cuore, contro le norme e le aspettative della società, senza compromessi, per ottenere una vittoria personale.

 

Ci puoi parlare della tua esperienza lavorativa in questo film?

Dopo aver lavorato in passato in ambienti molto più rigidi, in cui si doveva stare molto attenti alla sensibilità pubblica e al modo in cui si dicevano le cose, è stato molto liberatorio lavorare su un progetto in cui non c’erano limitazioni. È stato fantastico lavorare con una troupe così professionale ed esperta, che poteva davvero dare vita a tutto ciò che la sceneggiatura richiedeva. La bellezza delle scenografie era mozzafiato.

 

Per cosa si contraddistingue Mary Shelley?

Mary Shelley è la straordinaria storia vera di una donna che si è scagliata contro i vincoli della sua società, per creare una storia che è sopravvissuta al lavoro dei suoi contemporanei, inclusi i suoi geniali genitori e suo marito, per influenzare generazioni di

 

scrittori e sognatori con un genere completamente nuovo: la fantascienza. Molto della sua storia personale è finita allegoricamente in Frankenstein. Conosciamo tutti la storia di base, ma il suo percorso rivela così tanti elementi filosofici più profondi che aiutano a spiegare la bellezza del suo lavoro.

 

Pensi che la situazione per le donne sia migliorata dai tempi di Mary Shelley? Un esempio moderno potrebbe essere J.K. Rowling…

Molti dei problemi che Mary Shelley ha affrontato continuano ad affliggere le donne di oggi. Filosoficamente, il modo in cui Mary perseguiva i suoi obiettivi, senza curarsi dei limiti morali o sociali, era estremamente scioccante per il pubblico dei suoi tempi. Mentre lo stesso comportamento sarebbe forse più accettabile per un uomo, la pressione dell’opinione pubblica sul dover essere casti e moralmente puri è ancora qualcosa contro cui le donne lottano oggi. Pensa a un libro come “The Outsiders”. Sarah Hinton dovette abbreviare il suo nome in S.E. Hinton, in modo che i lettori non riconoscessero il suo genere guardando la copertina. Non credo che la maggior parte della gente ci abbia fatto caso, ma era chiaramente qualcosa che i suoi editori reputavano (e reputano ancora) importante ai fini della vendita del libro. C’è ancora molta strada da percorrere per far emergere il potenziale femminile nella nostra società.

 

Che effetto pensi che la storia di Mary Shelley possa avere sul pubblico moderno? E cosa rende la sua vita così interessante da farne un film biografico? Ho sentito la grande responsabilità di onorare l’eredità di Mary Shelley in un modo in cui il pubblico moderno possa relazionarsi. La sua storia personale è un aspetto importante che accompagna Frankenstein, un libro molto amato da così tante persone per tanti motivi diversi. Per questo volevo davvero concentrarmi su degli aspetti della sua vita personale meno noti, ma che sono la chiave per capire veramente la sua scrittura. È stata una sfida meravigliosa, e abbiamo avuto un cast e una troupe straordinari che hanno contribuito a dare vita a una storia bellissima e commovente.

 

Nella fase di ricerca, hai scoperto qualcosa della vita e del lavoro di Mary Shelley che ti ha sorpreso particolarmente?

 

Sono rimasta sorpresa da tantissimi dettagli della vita di Mary Shelley che sono finiti in Frankenstein. Ho scelto di concentrarmi sulle relazioni che aveva con i suoi genitori e la sua relazione tumultuosa con Percy Shelley. Tutte queste relazioni sono entrate nel libro in un certo qual modo e si capiscono solo quando sai tutto quello che lei ha passato. Ha combattuto per cambiare una vita poco promettente, per emergere dall’ombra dei suoi straordinari genitori, e ha sperimentato perdite e sofferenze incredibili. Quando rilessi di nuovo Frankenstein, fui così toccata da quanto la storia del Mostro di Frankenstein riflettesse molti dei tragici eventi della sua stessa vita.

 

Conoscevi bene la storia di Frankenstein prima di lanciarti su questo progetto? Conoscevo bene la storia di base e le immagini iconiche che tutti noi abbiamo del mostro verde che è diventato una pietra miliare delle moderne storie horror della cultura pop. Avevo anche letto il romanzo al college, ma non ci avevo mai riflettuto veramente. Significa molto di più per me ora.

 

Che rapporto hai con la scrittrice Emma Jensen?

Ho adorato la storia che Emma è stata in grado di sviluppare nella sceneggiatura. Mi ha condotta a uno studio molto più approfondito del materiale e delle diverse opere che circondano la trama. Sono rimasta davvero sorpresa quando ho letto l’introduzione di Frankenstein, perché rivela così tanto in così poche pagine su cosa abbia portato Mary Shelley a scrivere il libro. Il suo amore per Percy e suo padre – che hanno influenzato ciascuno in modo diverso la creazione di Victor Frankenstein – è chiaro in quelle pagine. Ho letto anche diversi lavori di Percy, poiché le loro conversazioni erano anche parte integrante del suo lavoro complessivo. Alla fine ho letto Rivendicazione dei diritti della donna di Mary Wollstonecraft, che ha avuto chiaramente un’influenza femminista sulla vita di sua figlia Mary, anche se è morta 10 giorni dopo averla partorita.

Puoi parlarci del processo dei casting?

Elle incarna tutte le qualità che stavamo cercando per Mary. Mary Shelley aveva solo 18 anni quando scrisse Frankenstein, per questo volevo un’attrice giovane e fresca per enfatizzare la sua giovinezza e la sua apparente innocenza. Ma allo stesso tempo, avevamo bisogno di qualcuno che potesse far risaltare il fuoco interiore di Mary, la sua

 

forza e il sorprendente intelletto, che sono le caratteristiche della sua vita. Elle era in grado di incarnare perfettamente questa miscela di giovinezza e forza interiore. Douglas Booth sorprenderà molte persone con la sua interpretazione in questo film. Percy Shelley è un personaggio complesso, una strana miscela di genio carismatico, poeta romantico, ribelle scontroso e anticonformista, sfrenatamente irresponsabile. Douglas è stato in grado di raccogliere tutte queste emozioni esplosive e creare un personaggio con meravigliose sfumature. Bel Powley era la scelta perfetta per Claire, la sorella di Mary. È un personaggio così importante nella vita di Mary, che influenza la sfera emotiva della storia. La performance di Bel è straziante. Per non parlare di Tom Sturridge nei panni di Lord Byron! Ha portato un’energia e un entusiasmo sul set che hanno aumentato il livello di energia di tutti quelli che lo circondavano. Mi sento fortunata di aver lavorato con un ensemble così straordinario. Ogni attore mi ha sorpreso e mi ha colpito. È stato un vero piacere.

 

Puoi descriverci il lavoro con la costumista Caroline Koener?

Il lavoro di Caroline su questo film è straordinario. Volevo degli abiti che fossero d’epoca, ma alla moda ed eleganti abbastanza da essere attraenti per la sensibilità moderna. Ha catturato perfettamente questo look! Ogni costume del film è stupendo. Volevo che il film si percepisse attuale, nonostante l’ambientazione storica, quindi avere dei costumi con una sensibilità moderna era fondamentale per raggiungere quell’obiettivo.

 

Qual è il tuo ricordo preferito del set?

C’è una scena epica, quando Elle sta camminando verso la libreria in fondo a Skinner Street. Il set è così imponente. Il risultato era così perfetto che è stato tutto semplicemente bellissimo da vedere.

Cosa speri che il pubblico impari dal film?

Spero che il pubblico veda in Mary un’eroina con cui potersi identificare. Non è perfetta e fa scelte discutibili durante la sua vita. Ma lei non si arrende alla delusione o all’angoscia della perdita, va sempre avanti. È l’esempio di qualcuno che prende il peso della miseria e lo trasforma in un’opera d’arte personale e profonda. Sarebbe stato

 

molto facile per lei rinunciare in qualsiasi momento, ma alla fine decide di trovare la propria strada.

 

Hai dei film o registi preferiti che influenzano il tuo lavoro?

Ho sempre amato il modo in cui i registi iraniani riescono a dire tanto nel loro lavoro senza essere troppo espliciti. È uno stile che ha avuto un impatto profondo su di me e sul modo in cui mi avvicino al mio lavoro. Ho così tanti modelli e film che guardo per l’ispirazione. Mi hanno ispirata molto i film dei fratelli Dardeene, in particolare Rosetta. Quel film mi ha davvero impressionata, sia nell’apparente semplicità della storia che nell’intensità emotiva della giovane protagonista. Mi piacciono anche i fratelli Cohen, ho imparato molto sul bilanciare argomenti seri con l’umorismo per approfondire l’impatto emotivo di un film.

 

A cosa stai lavorando adesso?

Sto lavorando a un adattamento del romanzo Be Safe I Love You. È la storia di una soldatessa americana di ritorno dall’Iraq, che lotta per mantenere la sua famiglia al sicuro. Sto anche sviluppando un film saudita dal titolo The Perfect Candidate, su una giovane donna saudita, un medico, che combatte la società conservatrice e maschilista per candidarsi alle elezioni municipali. Si lancia in una campagna assurda, in balia di rigide norme sociali, della segregazione di genere e dell’influenza della sua eccentrica famiglia.

 

 

 

 

 

 

 

IL CAST

 

 

ELLE FANNING – Mary Shelley

La diciannovenne Elle Fanning ha interpretato personaggi che spaziano da un ragazzo transgender in 3 Generations – Una famiglia quasi perfetta a quello della bella

 

addormentata in Maleficent, alla figlia del pianista jazz Joe Albany in Low Down, a un’adolescente britannica nella Londra degli anni ’60 in Ginger & Rosa e una predicatrice in La legge della notte di Warner Brothers, del regista Ben Affleck.

Nel 2016 Elle ha recitato in The Neon Demon di Nicolas Winding Refn. Interpreta Jesse, un’aspirante modella che si trasferisce a Los Angeles e diventa il bersaglio di un gruppo di donne ossessionate dalla bellezza e desiderose di “divorare” la sua giovinezza e vitalità. Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes del 2016 ed è stato rilasciato da Amazon lo stesso anno.

L’anno scorso Elle è stata vista in Le donne della mia vita di Annapurna, dello sceneggiatore/regista Mike Mills. Recita al fianco di Annette Bening, Greta Gerwig e Billy Crudup. Ambientato nel 1979 a Santa Barbara, la storia segue tre donne di diverse epoche che si riuniscono per insegnare a un ragazzo la vita e l’amore. Il film è stato presentato in anteprima mondiale al New York Film Festival del 2016.

Tra i film in uscita, How to Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell, presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes di quest’anno e Sidney Hall dello sceneggiatore e regista Shawn Christensen, al fianco di Logan Lerman.

Di recente ha terminato le riprese di I Think We’re Alone Now del regista Reed Morano, dove recita al fianco di Peter Dinklage. All’inizio di quest’anno ha girato Galveston di Melanie Laurent, al fianco di Ben Foster.

Elle è attualmente in produzione su Teen Spirit, l’esordio alla regia di Max Minghella. Fred Berger e Brian Kavanaugh-Jones (La La Land) stanno producendo questo musical, basato sulla storia di un’adolescente timida che sogna la popolarità come via di fuga dalla sua piccola città e dalla famiglia in frantumi.

Elle ha ricevuto nomination ai British Independent Film Award e ai Critics’ Choice Movie Award per la sua interpretazione in Ginger & Rosa di Sally Potter. Ha vinto come Migliore attrice al Karlovy Vary International Film Festival 2014 e il Premio Spotlight al Mill Valley Film Festival 2014 per la sua interpretazione in Low Down.

Tra gli altri film di Elle ricordiamo: Babel di Alejandro González Iñárritu, al fianco di Adriana Barraza; The Door in the Floor di Tod Williams, al fianco di Jeff Bridges, Kim Basinger e Jon Foster; Reservation Road di Terry George, con Joaquin Phoenix e Jennifer Connelly; Somewhere di Sofia Coppola, che ha vinto il Leone d’Oro come

 

Miglior film al Festival di Venezia del 2010; La mia vita è uno Zoo di Cameron Crowe; Super 8 di J. J. Abrams; Twixt di Francis Ford Coppola; Maleficient di Disney con Angelina Jolie; L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo del regista Jay Roach, con Bryan Cranston; Il curioso caso di Benjamin Button, pluripremiato film di David Fincher, dove interpreta l’incarnazione del personaggio di Cate Blanchett, al fianco di Brad Pitt.

 

DOUGLAS BOOTH – Percy Shelley

Attore inglese, il primo ruolo di Booth è stato nel film d’avventura per bambini Il segreto di Green Knowe – From Time To Time (2009) diretto da Julian Fellows e interpretato da Maggie Smith. Booth è salito alla ribalta nel 2010 dopo la sua interpretazione della popstar Boy George nel film della BBC2 Worried About the Boy. Booth ha poi interpretato il ruolo di Pip nell’adattamento della BBC1 Great Expectations di Charles Dickens (2011), al fianco di Gillian Anderson e Ray Winstone. Trasmesso durante il periodo natalizio, la miniserie ha avuto un enorme successo.

Nel settembre 2014, Booth ha recitato al fianco di Sam Claflin, Max Irons e Freddie Fox nella black comedy Posh, diretta da Lone Scherfig.

 

BEL POWLEY – Claire Clairmont

Powley ha recentemente terminato le riprese del dramma sulla seconda guerra mondiale Ashes in the Snow, basato sul romanzo Between Shades of Grey di Ruta Septys. Nel 2015 Powley ha debuttato nel film drammatico Diario di una teenager. Powley ha recitato nel ruolo della giovane protagonista del film, basato sull’omonimo romanzo di Phoebe Gloeckner. Scritto e diretto da Marielle Heller, nel film recitano anche Kristen Wiig e Alexander Skarsgard. Per il suo ruolo Powley ha vinto il Gotham Award 2016 come Migliore attrice ed è stata nominata ai BAFTA, agli Independent Spirit e ai British Independent Film awards.

Sempre nel 2015, Powley ha recitato nella commedia britannica Una notte con la regina con Sarah Gadon, Jack Reynor, Rupert Everett ed Emily Watson. Il film segue la storia delle giovani principesse Margaret (Powley) ed Elizabeth (Gadon), mentre uscivano furtivamente da Buckingham Palace per celebrare la festa dell’8 maggio 1945,

 

mescolandosi tra la folla. Altri crediti cinematografici di Powley includono il dramma romantico-fantascientifico di Drake Doremus EQUALS con Nicholas Hoult e Kristen Stewart; Detour al fianco di Tye Sheridan e Emory Cohen; Carrie Pilby con Jason Ritter.

 

TOM STURRIDGE – Lord Byron

Tom Sturridge ha iniziato la sua carriera in La fiera della vanità al fianco di Reese Witherspoon, prima di recitare in La diva Julia – Being Julia con Annette Bening e Michael Gambon.

Sono seguiti altri ruoli da protagonista nel film di Gregory J. Read, Symbiosis – Uniti per la morte, al fianco di Toni Collette e Eddie Redmayne e in I Love Radio Rock di Richard Curtis, con Philip Seymour Hoffman e Bill Nighy. Altri film di Tom comprendono anche Via dalla pazza folla, diretto da Thomas Vinterberg con Carey Mulligan; Junkhearts di Tinge Krishnan con Eddie Marsan e Romola Garai; On the Road di Walter Salles con Kristen Stewart, Viggo Mortensen e Amy Adams, in cui interpreta Carlo Marx, lo pseudonimo di Kerouac per Allen Ginsberg; Effie Grey – Storia di uno scandalo di Emma Thompson con Dakota Fanning.

Tom sarà visto in 3 Way Junction al fianco di Stacy Martin e Tommy Flanagan, e in Journey’s End di Saul Dibb, al fianco di Sam Claflin e Toby Jones. L’anno scorso Tom ha interpretato Enrico VI al fianco di Judi Dench e Benedict Cumberbatch nella serie Hollow Crown della BBC.

Tom ha fatto il suo debutto teatrale in Punk Rock di Simon Stephen al Lyric Hammersmith e al Manchester Royal Exchange e successivamente ha ricevuto il premio Critics’ Circle Best Newcomer Award, insieme al Manchester Evening News Theatre Award. Da allora ha interpretato ruoli da protagonista al Royal Court Theatre di Londra, in Wastwater di Simon Stephens e in No Quarter di Polly Stenham. Ha anche interpretato Phillip in Orphans al Gerald Schoenfeld Theatre di Broadway per il quale è stato nominato per un Tony come Miglior attore, un Drama League Award e ha vinto l’Outer Critic’s Circle and Theatre World Award. Nel 2015 Tom è apparso nel ruolo di Bob in American Buffalo al Wyndham’s Theatre al fianco di John Goodman e Damien Lewis, ed è stato nominato per un Olivier Award come Miglior attore non protagonista. Attualmente Tom interpreta il ruolo di Winston in 1984 a Broadway, con Olivia Wilde.

 

 

 

BEN HARDY – John Polidori

Ben Hardy si è laureato alla Central School of Speech and Drama e ha recitato in The Physicists per la Donmar Warehouse. Subito dopo si è esibito in The Judas Kiss nel West End, al fianco di Rupert Everett. Poco dopo ha recitato nella serie della BBC East Enders. In seguito ha interpretato il ruolo di “Angel” in X-Men: Apocalisse, diretto da Bryan Singer.

 

MAISIE WILLIAMS – Isabel Baxter

Maisie Williams è nata il 15 aprile 1997. È molto conosciuta per il suo ruolo di Arya Stark in Game of Thrones della HBO, che è ora in onda per la settima stagione. Il ruolo le è valso due premi Portal come Miglior attrice non protagonista, a cui è seguito nel 2013 un Radio 1 Teen Award come Miglior attrice britannica. Nel 2014 ha vinto il premio The Entertainment Weekly come Miglior attrice non protagonista.

All’inizio del 2015 Maisie ha vinto un European Shooting Star Award al Festival di Berlino per il suo ruolo nel film di Carol Morley, The Falling. Nel 2016 ha ricevuto il London Critic’s Circle Award come Miglior giovane interprete e il premio Evening Standard Rising Star per lo stesso ruolo. Il suo ritratto dell’adolescente Casey, in Cyber Bully di Channel 4, ha suscitato il plauso della critica e il film ha ricevuto una nomination ai BAFTA come Miglior film drammatico.

Maisie è attualmente protagonista della prima serie di Netflix nel Regno Unito, IBoy, e ha recentemente completato le riprese di Early Man, con Tom Hiddleston e Eddie Redymayne. Attualmente sta girando X-Men: New Mutants, diretto da Josh Boone.

 

 

JOANNE FROGGATT – Mary Jane Clairmont

Vincitrice di un Golden Globe, tre volte nominata agli Emmy e ai British Independent Film Award, Joanne Froggatt è molto conosciuta per il ruolo della cameriera “Anna” nella premiata serie Downton Abbey. A settembre ricoprirà un ruolo completamente diverso al fianco di Ioan Gruffudd in Liar, una nuova serie thriller/psicologica di sei puntate per SundanceTV e ITV, creata e scritta da Harry e Jack Williams.

 

Joanne sarà anche la protagonista di One Last Thing con Wendell Pierce e di A Crooked Somebody, presentato di recente al LA Film Festival.

I recenti ruoli di Joanne hanno dimostrato la sua versatilità. In onda recentemente su PBS e ITV, interpreta la prima serial killer femminile in età vittoriana in Dark Angel. Joanne ha poi debuttato come produttrice esecutiva e ha anche recitato in Starfish con Tom Riley, sulla vera storia della battaglia di una giovane coppia che cerca di tenere insieme la famiglia quando il marito contrae una malattia rara e brutale. Ha anche recitato nell’adattamento del bestseller internazionale A spasso con Bob, insieme a Luke Treadaway, e nell’adattamento di Irvine Welsh, Filth, con James McAvoy e Jamie Bell.

 

STEPHEN DILLANE – William Godwin

Stephen Dillane si è formato alla Bristol Old Vic Theatre School. I suoi primi lavori teatrali includono stagioni di repertorio al Belgrado Theatre Coventry, Contact Theatre, Manchester e Chester Gateway Theatre. Ha vinto il Richard Burton Shakespeare Globe Award nel 1995 per il ruolo da protagonista in Amleto al Gielgud Theatre, diretto da Peter Hall. Ha interpretato Clov in Endgame al Donmar Warehouse, diretto da Katie Mitchell; Artie in Hurlyburly all’Old Vic e il ruolo principale di Uncle Vanya per la Royal Shakespeare Company al Young Vic, sempre diretto da Katie Mitchell.

I ruoli principali di Stephen al cinema includono Amleto di Franco Zeffirelli con Mel Gibson, nei panni di Orazio; Stolen Hearts; Firelight, diretto da William Nicholson con Sophie Marceau; Benvenuti a Sarajevo, diretto da Michael Winterbottom con Woody Harrelson e Marisa Tomei; The Darkest Light, diretto da Simon Beaufoy e Bille Eltringham; Un perfetto criminale con Kevin Spacey e Linda Fiorentino, diretto da Thaddeus O’Sullivan; Un’insolita missione di Steve Coogan. La lista comprende anche Haven, diretto da Frank E. Flowers; Nine Lives diretto da Rodrigo Garcia; il ruolo principale di Harry Vardon in Il più grande gioco di sempre, interpretato da Bill Paxton; Fugitive Pieces diretto da Jeremy Podeswa; Savage Grace con Julianne Moore, diretto da Tom Kalin, e molti altri.

Nel 2007 ha girato John Adams, una serie televisiva di sette puntate per HBO, per cui è stato nominato come Miglior attore non protagonista in una miniserie agli Emmy Awards

 

del 2008. Nel 2012 Stephen ha preso parte in Murder per Touchpaper TV/BBC2, alla terza stagione di Game of Thrones e al film Zero Dark Thirty, diretto da Kathryn Bigelow.

Nel 2016 Stephen è tornato al Donmar Theatre per interpretare Frank Hardy in Il guaritore della fede, diretto da Lyndsey Turner, per il quale ha vinto il Critics Circle Theatre Award 2017 come Miglior attore.

Ha lavorato di nuovo con Stephen Daldry, interpretando Graham Sutherland nell’episodio 9 di The Crown per Netflix. All’inizio del 2017 ha recitato in The Professor and the madman al fianco di Sean Penn e Mel Gibson per Voltage e Icon Films, diretto da Farhad Safinia, e in L’ora più buia, nel ruolo di Viscount Halifax, diretto da Joe Wright con Gary Oldman, per Working Title/Universal.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE FILM-MAKERS

 

 

 

HAIFAA AL MANSOUR – Regista

Haifaa Al Mansour è la prima regista donna dell’Arabia Saudita ed è considerata una delle figure cinematografiche emergenti più rilevanti. Ha studiato letteratura comparata

 

all’Università Americana del Cairo e ha conseguito un Master in Cinematografia all’Università di Sydney. Il successo del suo documentario del 2005, Women Without Shadows, ha influenzato la nuova ondata di registi sauditi. La bicicletta verde, il primo lungometraggio di Al Mansour, è il primo film girato interamente in Arabia Saudita e il primo da una regista donna. Il film ha ricevuto ampi consensi dalla critica dopo la sua anteprima al Festival di Venezia del 2012 e ha consacrato Al Mansour come talento emergente dal mondo arabo.

 

 

EMMA JENSEN – Sceneggiatrice

Emma Jensen è una sceneggiatrice, scrittrice e responsabile dello sviluppo. Laureata al Queensland College of Art, Emma ha lavorato nel reparto di produzione della società britannica FilmFour, prima di tornare in Australia, dove ha lavorato come responsabile dello sviluppo per Working Title Australia e Mushroom Pictures.

Nel 2013 Emma ha scritto la sceneggiatura originale Mary Shelley, diretta da Haifaa Al Mansour, con Elle Fanning, Douglas Booth e Bel Powley, prodotta da Gidden Media e Parallel Films.

Gli altri progetti di Emma includono I Am Woman, basato sulla vita di Helen Reddy, per Goalpost Pictures e il regista/produttore Unjoo Moon; The Ghan della Triptych Pictures e Village Roadshow; Living With Miss G, la storia dell’amicizia tra Ava Gardner e la sua cameriera afroamericana Mearene Jordan, per Arcadia Films.

Emma sta inoltre sviluppando diversi progetti televisivi con Fremantle Media e la società di produzione britannica Ecosse Films.

 

 

 

 

 

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