Il Premio Lucio Dalla raccontato da Maurizio Meli

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di Patrizia Faiello

premio-lucio-dallaThefilmseeker ha avuto il piacere di intervistare il patron Maurizio Meli, attualmente impegnato nel coordinamento dell’evento “Premio Lucio Dalla”, nato per omaggiare il grande maestro e poeta bolognese Lucio Dalla. La manifestazione, giunta alla 6° edizione,  è divenuta oramai un importante appuntamento nel panorama musicale e aprirà i battenti con le selezioni regionali che partiranno da Roma sabato 13 gennaio 2018 alle ore 20.00 presso il Villaggio Fabulous mentre Il 14 gennaio sarà la volta di Napoli e della Regione Campania. Al termine dei casting regionali si procederà con i tre giorni della Finalissima del Premio nazionale che si svolgerà dal 12 al 14 aprile prossimi alle ore 21.00 presso il Piccolo Teatro San Pio di Roma. Agli artisti che supereranno le prove selettive del concorso canoro sarà conferito il diritto d’accesso alla Vetrina nazionale di “Premio Lucio Dalla”, durante la prossima edizione del Festival di Sanremo nella serata del 9 febbraio al Centro congressi Palafiori di Sanremo. Grande novità di questa edizione è il trasferimento del Premio nella sede romana dopo cinque anni di permanenza nel suggestivo centro storico di Bologna paese natale del celebre cantautore Lucio Dalla.

In questi giorni si sta rimettendo in moto il “Premio Lucio Dalla” di cui sei artefice divenuto ormai un appuntamento importante e rinomato nel panorama musicale italiano. Cosa prevede il programma della edizione 2018 ci puoi anticipare qualcosa?

Sì,  la macchina si è rimessa in moto già due mesi fa con la grande novità che dopo 5 anni di permanenza nel suggestivo centro bolognese il Premio emigra a Roma. Questo vuol dire nuovo Quartier Generale e nuovo Teatro. Altra cosa importante credo sia il fatto che il Premio viva una sorta di sdoganamento dalle nebbie padane per porsi ad una platea ancora più grande. Ci saranno delle belle sorprese grazie anche all’attenzione da parte di entità di settore che per fortuna sta aumentando. L’unica cosa che posso dire al momento è che avremo una troupe televisiva che seguirà tutta la 3 giorni del Premio tra backstage, interviste, attività di laboratorio, semifinale e Finalissima nazionale. Quindi avremo, per la prima volta, un reportage completo di ciò che si fa in quei giorni e come vivono questa esperienza tutti i protagonisti. Oltre a ciò, ci saranno tanti altri ingredienti che caratterizzeranno questo debutto romano.

 

Quali sono i presupposti nell’organizzare questa manifestazione?

Se per presupposti si intendono le aspettative, posso dire che non mi aspetto niente, nel senso che non sono io da solo a far vivere il Premio ma un sentimento collettivo ad ampio respiro.  C’è bisogno dell’entusiasmo del gruppo, che non è mai mancato anzi che a dispetto del tempo tende ad aumentare. Ritengo che Roma sia la sede naturale per implementare su larga scala il Premio se lo merita Lucio e se lo merita il Premio a lui dedicato con tutti i suoi protagonisti.

     Ci sono state edizioni che ti hanno particolarmente colpito rispetto alle altre?

Ogni edizione è diversa dall’altra, pensandoci bene ognuna di esse mi ha emozionato e arricchito per cose completamente diverse. Io che il Premio lo organizzo e chiaramente ne conosco tutti i vizi e le virtù, posso garantire che ogni giorno è scandito da colpi di scena, novità, intrecci esterni di varia natura, avvoltoi che provano ad insinuarsi per svariati motivi e puntualmente accompagnati alla porta come la nostra porta si apre alle persone più semplici e di grande valore e calore umano.  Dentro il Premio ci si sta solo se hai e vivi certi valori, in ogni edizione si torna a rivivere gioie e dolori uscendone sempre più ricchi interiormente, abbiamo la possibilità di vedere coi nostri occhi e di sentire con le nostre orecchie un mondo che ci appartiene e che purtroppo possiamo godere solo per pochi giorni l’anno in live.

Ti faccio una domanda politicamente scorretta. Qual è stato, se c’è stato, nella storia del “Premio   Lucio Dalla” il concorrente per cui facevi il tifo?

 

Non vado d’accordo con la politica, quella attuale, per cui la tua domanda non è scorretta. Semmai la trovo una giustificatissima curiosità non tanto da cronista ma da semplice spettatrice. E siccome ho grande rispetto del pubblico e degli artisti, non mi sento in grado di rispondere. Una cosa però te la confesso: ogni tanto mi guardo i video delle edizioni trascorse e ogni tanto vado a cercarmi uno specifico artista. A volte desiderio e memoria si trovano in simbiosi nel mio interiore e allora vado a cercarmi quell’artista che in quel momento so che può appagare musicalmente e emozionalmente il mio ego. In fondo li riascolto tutti chi più chi meno ma con lo stesso piacere. Quello è il mio ruolo sdoppiato di spettatore.

 

In merito a questo importante evento sei stato protagonista di molti eventi piacevoli e purtroppo recentemente anche di qualche episodio spiacevole. Quali sono i pensieri che senti di voler condividere con i nostri lettori?

Il Premio, in questo senso, è un contenitore di situazioni in cui si concentrano le attese di tante persone. A partire da me e a finire con l’ultimo portantino di volantini passando per lo staff, gli artisti, il pubblico, gli addetti stampa e gli ospiti vari, posso dire che all’interno del Premio sono rari i casi spiacevoli e in percentuale li stimo al 2-3 % per fortuna e che dunque chiaramente non fanno testo. Se di eventi piacevoli devo parlare, ne dico uno per tutti, “Siamo alla 6° edizione” e questa è la più grande soddisfazione. Elencare poi tutte le situazioni positive e che ci hanno emozionato in queste prime 5 edizioni, è impossibile in questa sede. Ci vorrebbe un libro a parte. Gli eventi spiacevoli sono per lo più cagionati da persone e fatti esterni al contesto del Premio. Ossia da quelle entità che hanno fatto di tutto affinchè il Premio non nascesse e per ostacolarlo poi con metodi a dir poco ortodossi e, in taluni casi, illegali. E qui ci sarebbe da scrivere la seconda parte del libro.

 Cosa porti ancora con te di quella prima edizione?

Ricordo lo stare a chiacchierare, fino alle cinque del mattino, con il mio vicino di camera Antonello Frongia cantautore sardo di Iglesias. La domenica mattina a finalissima conclusa sono andato in stazione per prendere il treno per Roma e nell’attesa quello che non scorderò mai è il messaggio che ho ricevuto da Manuel Auteri. Un sms profondo, inviato da una persona che mi sembrava di frequentare da una vita,  che invece conoscevo solo da qualche settimana. Fu la conferma che quel lampo galeotto avrebbe prodotto certi risultati sperati e solo positivi nonostante le gioie e i dolori.

E della scorsa edizione?

La scorsa edizione è stata arricchita da una bellissima situazione assolutamente improvvisata dagli artisti stessi durante la serata dii Finalissima. Eravamo quasi all’ultimo atto e avevo in tasca il verdetto (chiaramente già letto) e mentre si esibiva un ospite fui fermato da uno degli artisti che mi disse: “Maurizio scusa ma abbiamo fatto una cosa durante l’arco della serata. Abbiamo fatto una votazione tra noi per preferire il nostro vincitore di questa 5°edizione, forse anche il pubblico apprezzerà”.

Risposi che la cosa mi piaceva e di salire con me sul palco per annunciare al pubblico questo fuori programma che ritenevo frutto della meravigliosa interazione tra i ragazzi. Il nome dell’artista votato da loro come vincitore dell’edizione corrispondeva esattamente a quanto secretavo io in tasca in seno al verdetto della giuria. Nessuno, a parte la giuria, sapeva della coincidenza. Feci fatica a non tradire le mie emozioni sul palco e quando, su finale, chiamai il vincitore ufficiale ci fu l’apoteosi in teatro. Sono momenti emozionali che non consiglio ai deboli di cuore. Sono quelle serate dove è permesso slacciarsi le borse degli occhi e lasciar navigare pupille e cornee in un mare di lacrime. Ormai ci siamo abituati al Premio a vedere lacrime di gioia e di commozione per tante ragioni. Anche questa è una grande vittoria, anzi forse la più grande che il gruppo possa godersi e che il Premio possa annoverare nella lista dei motivi interiori che gli consentono di vivere con una certa spiritualità.

 

A differenza delle altre edizioni che hanno visto Bologna protagonista del Premio quest’anno ci si sposta a Roma. Un salto di qualità per un appuntamento così importante nel panorama musicale italiano?

Cinque anni di Bologna lasciano il segno ma non potevamo più sopportare di essere ghettizzati, o messi all’oscuro dell’opinione pubblica, da parte della stampa locale e nazionale solo perchè qualche ricco o influente bolognese era contrario al Premio. A Maggio di quest’anno ho saputo una cosa scandalosa da fonte attendibilissima che mi ha indotto a riunire subito lo staff proponendo il trasferimento a Roma. La scelta è stata molto dolorosa ma necessaria per emergere dalle nebbie padane, un po’ come è successo anche a Lucio che per uscire da una certa nicchia si è dovuto trasferire appunto a Roma. A Roma gira spesso il maestrale come in Sardegna e certe nebbie sono rare per fortuna e io adoro il maestrale. Il trasferimento chiaramente ha implicato gli stessi sforzi della 1° edizione, quella di trovare un teatro e una struttura ricettiva ove installare il Quartier Generale della 6°edizione. E’ stato quasi come ricominciare tutto da capo. Niente gioie e dolori ma solo il timore di uno spietato confronto con una città come Roma che tanto da e altrettanto toglie se non hai una struttura alle spalle.

 

Le doti canore sono molto importanti in un concorso musicale ma cosa ci vuole in più per vincere secondo te?

Premio Lucio Dalla si distingue dai vari concorsi e talent show nazionali perchè non cerca la perfezione canora. Non ci è mai interessato. Lucio diceva sempre che una delle sue più particolari caratteristiche che pubblico e critica gli apprezzavano, era quello sporco in certi cantati e, aggiungo io, certe note indefinibili nelle modulazioni canore che solo un potentissimo professore di composizione potrebbe etichettare.

E quì veniamo alla seconda parte della domanda. In sede di commissione interna, durante i primi due giorni dell’intero evento, noi osserviamo gli artisti. Osserviamo le doti canore, la socialità, il valore profondo del brano e come l’artista interagisce col gruppo di lavoro. Un concorrente può peccare anche di voce ma se il brano è bello e tutto l’insieme sposa i principi del Premio, allora ha possibilità di vincere o stare tra i primi. Due edizioni fa, per esempio, eravamo convinti su un certo artista. Chiaramente non faccio nomi e ce l’avrebbe fatta se non fosse stato per l’arguzia dei giurati esterni che lo avevano relegato a diversi posti più indietro. Ci consultammo e capii, oltre che ad avere conferma dei fatti, che avevano visto cose che noi in due giorni non avevamo percepito a causa di una palese recita di questo artista. Uno di quelli col sorriso sulle labbra davanti e troppo convinto di essere superiore agli altri in ogni senso.

 

Riviviamo il ricordo di Lucio nelle sue canzoni cosa manca maggiormente oggi del nostro amato Lucio Dalla?

 

Prima di tutto manca la sensibilità degli eredi, che nulla hanno fatto per la memoria di Lucio. Vai a sentire gli umori a Bologna e credo che tutte le responsabilità partano proprio da lì.

Personalmente sono nelle condizioni di dire che manca una sensibilità a tutto campo nel fare quadrato intorno all’immagine e alla storia di Lucio, forse non si ha la voglia. Se noti, nell’arco degli anni da quando è scomparso, si è parlato quasi esclusivamente delle sue questioni personali e non di come è nato artisticamente e le varie dinamiche che hanno concorso al suo successo. Mancano i concerti e le sue novità discografiche, ma questo non lo possiamo certo pretendere. Però ogni tanto le tv potrebbero trasmettere un suo concerto. Pare che ci siano diversi inediti di Lucio e qualcuno è stato pure pubblicato mi sembra. Ma a chi è arrivato?

Anche sul fatto di partorire delle idee, per proporre Lucio in qualche modo al pubblico, ci sarebbe molto da discutere visto come gli eredi hanno fatto abortire tante attività minacciando chiunque a destra e a manca di querele per plagio e questo lo hanno fatto anche con me. Siamo alla 6° edizione un motivo ci sarà, Lucio Dalla non è oggetto da asse ereditario e da santino da comodino, Lucio Dalla è un’icona nazional popolare che non può essere relegato al dimenticatoio per volontà di chi che sia.

 

Qual è il tuo più grande sogno?

Tutti nella vita hanno un sogno il mio è quello di portare un giorno il Premio in Piazza Maggiore a Bologna. Quella piazza di cui Lucio non seppe farne a meno a costo di ritrasferirsi tra le patrie mura dopo oltre un decennio e credo che quella sarà l’edizione più bella senza nulla togliere alle altre. Condividono lo stesso sogno tutto lo staff del Premio Lucio Dalla e che adesso presento ai lettori di thefilmseeker – Claudia Scaglioni, madrina ufficiale del Premio e cugina di Lucio Dalla – Daniela Scaglioni, sorella di Claudia – Manuel Auteri e Renato Droghetti della San Luca Sound (storica etichetta che supporta il Premio) – Alessandra Boni la prima bolognese a credere nel Premio e che si occupa di pubbliche relazioni e Pino Paolessi cronologicamente ultimo ad essere entrato in staff e tanti altri amici che col proprio contributo volontario permettono al Premio di andare avanti e crescere. Insomma davvero una gran bella famiglia allargata. E adesso, come direbbe Pippo, il merlo di Lucio, … Ciao.

Ci stiamo avvicinando al Natale…“L’anno che verrà” cosa porterà? 

A nobile domanda rispondo che l’atmosfera natalizia ben si coniuga con gli sforzi e le aspettative del Premio. Il natale credo sia un punto di riferimento per tutti più di ogni altro giorno dell’anno, ti porta a riflettere e a confrontarti con quanto ti circonda. L’anno che verrà è sempre una grande incognita ma quel “penso positivo” è un must a cui tutti dobbiamo aspirare secondo me. Son sicuro che avremo tante belle canzoni e tanti nuovi straordinari artisti. Mi congedo con un bel “Cosa sarà”.

Auguri a tutti per un Sereno Natale. Lucio trascorreva la notte di Natale coi clochard di Bologna nel ristorante da Vitto, suo carissimo amico, a San Luca e non sulle poltrone di velluto blu di ceti d’alto bordo. Lu-i era così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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